Arte

IL PALAZZO DI DIOCLEZIANO A SPALATO

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Spalato (in croato Split), ai piedi del Monte Marjan, è una città portuale il cui nucleo, la Città Vecchia, è collocato all'interno delle mura del palazzo di Diocleziano (Salona, 244–Spalato, 313; Imperatore dal 284 al 305). Fondata nel 615 dall'esercito della vicina Salona, che reagì all'assedio delle truppe Avaro-Slave cercando rifugio nel palazzo fortificato, dall'anno 1000 fu contesa tra Venezia e l'Ungheria. Nel 1797 fu occupata dall’Austria sotto cui rimase fino al primo Novecento, salvo l'annessione al Regno Italico (dal 1806 al 1809) e alle Province Illiriche dell'Impero napoleonico (dal 1809 al 1813). Ceduta alla Iugoslavia con il trattato di Rapallo del 1920, fu occupata dall'Italia nel 1941 e dalla Germania nel 1943. Nel 1944 fu annessa di nuovo alla Iugoslavia fino alla dichiarazione d'indipendenza della Repubblica croata il 25 giugno 1991.

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ARCHI TRIONFALI A ROMA

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Il trionfo era il più alto riconoscimento per un condottiero dell'esercito romano ed era accordato con una delibera del Senato secondo regole molto rigorose. Innanzitutto, il condottiero doveva essere stato investito dell’imperium maius e doveva aver riportato la sua vittoria decisiva contro un esercito straniero, uccidendo non meno di cinquemila nemici. Una volta accordato dal Senato, lo Stato si faceva carico delle spese per celebrare la cerimonia del trionfo. Il corteo partiva dal Campo Marzio, passava per la Porta Triumphalis e attraversava i luoghi più rappresentativi della città fino al tempio di Giove.

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LE CATACOMBE DI PRISCILLA SULLA VIA SALARIA

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Di fronte a Villa Ada, sulla via Salaria, al civico 430, un modesto portoncino affacciato sulla strada consente l'ingresso al chiostro della Casa delle Catacombe di Priscilla e alla rete sotterranea di gallerie, profonda 35 metri, che ospita circa 40 mila sepolture paleocristiane. Alcune catacombe prendono il nome dal fondatore o fondatrice del cimitero; altre da colui o colei che donò il terreno ai cristiani affinché i membri della comunità vi trovassero degna sepoltura. Il nome di Priscilla, appartenente alla famiglia senatoria degli Acili, come indica l'iscrizione funeraria conservata nelle catacombe, deve quindi riferirsi alla fondatrice del cimitero o alla donatrice del terreno in questione.

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LE SCULTURE RITROVATE NELLA VILLA DI GIANOLA A FORMIA

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"Perché nelle ricchezze non potrebbe superar Creso chi in un sol podere possiede tanti beni, prati, campi, sterminate selve, macchie, paludi, fino agli Iperborei ed all'Oceano?" Così recita il Carme 115 del poeta latino Catullo a proposito di Mamurra, paragonato a Creso re di Lidia per la sua ricchezza. Mamurra possedeva a Fermo un podere bellissimo, ma oneroso: "Uccellone, non è a torto ricco definito il podere in quel di Fermo, che tante egregie cose in sé possiede: prati, pesci, ogni genere d'uccelli, campagne coltivate e bestie. Invano: con le sue spese supera le entrate. E' per questo che ammetto che sia ricco, mentre mancano a lui tutte le cose. Lodo il podere benché lui sia povero." (Catullo, Carme 114).

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"PAR TIBI, ROMA, NIHIL"

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"Par tibi, Roma, nihil" ("Come te, Roma, niente"): così esclamò il vescovo di Tours Hildebert de Lavardin dinanzi alle rovine dell’antica Roma nel 1100 circa. L'esclamazione latina del vescovo è anche il titolo di una mostra in corso tra i resti monumentali del colle Palatino (fino al 18 settembre), a cura di Raffaella Frascarelli, archeologa del vicino oriente antico e Presidente della Nomas Foundation insieme al marito Stefano Sciarretta.

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IL MUSEO DELLE MASCHERE DI MAMOIADA

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Sul far della sera, un sonoro corteo percorre le vie del paese di Mamoiada, in provincia di Nuoro, nell'entroterra della Sardegna. I grotteschi Mamuthones indossano una maschera di legno intagliata con tratti duri e stilizzati, legata sotto il mento da un fazzoletto nero. Sulla giacca di velluto, che calzano curiosamente alla rovescia, portano una pesante veste di pelliccia con cinghie di cuoio e grandi campanacci legati sulla schiena. Gli Issohadores, invece, muniti di una fune a cappio chiamata soha, indossano la cosiddetta beste ‘e turcu, una veste "da turco," eccentrica e carnevalesca.

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