Le storie di Ascania

IL MIO GATTO

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Stamattina ho aperto tutte le finestre. Era un caldo mattino di autunno. Il sole splendeva alto nel cielo e la luce entrava a fiotti dalle finestre spalancate. Mi sono seduta davanti allo specchio, il sole m’illuminava le spalle e, guardando il mio viso, ho gridato di orrore: mille solchi, mille rughette e gli occhi che erano grandi, oggi sono piccoli sotto le palpebre pesanti. Un vero campo di battaglia. Non mi riconosco più, chi sono diventata mi chiedo? Se mi vedo così, chissà come mi vedono gli altri? Fino ad ieri mi credevo giovane, ma ora guardo con certezza il mio viso disfatto e capisco che non lo sono più. Mi chiedo ancora: “Ma quand’è che smettiamo di essere giovani?”. Non mi sono mai posta il problema dell’età e del tempo che scorre.

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LA BUSTINA DEL TE’

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E’ una calda mattina di fine agosto, sono in Piazza della Signoria a Firenze, sotto la Loggia dei Lanzi e sto aspettando, ormai da più di un’ora, Franco mio marito. E’ il nostro punto d’incontro, c’incontriamo e dopo andiamo a mangiare in un ristorante vicino. Lo facciamo ormai da quarant’anni, da quando ci siamo sposati e veniamo a Firenze per il fine settimana. Scruto la Piazza, bellissima, immensa senza macchine. Di Franco neanche l’ombra. Mi metto in cerca e lo trovo in una via circostante, tutto sudato, appoggiato al muro e mi grida vedendomi: “Finalmente sei arrivata, mi sono perso!” Ricaccio in indietro tutti i pensieri cupi che mi saltano alla mente, lo prendo per un braccio e dolcemente ci avviamo verso il ristorante.

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LA NOIA

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Appena sveglia, corro alla finestra: i campi si snodano verdi all’infinito, il cielo è cupo ed in lontananza si sente il tuono. Si sta preparando un temporale. Mi guardo le mani, sono tutte screpolate dai lavori in giardino, un vero orrore. La casa è silenziosa, dal piano di sotto, dallo studio di Paolo, mio marito, si sente già la televisione. Sono appena le nove del mattino e Paolo è di fronte alla televisione a guardare soap operas messicane! Da quando, dopo la pensione, ci siamo trasferiti in campagna per lasciare il nostro appartamento in città ai figli, Paolo è caduto in un mutismo e in una depressione infinita. Eravamo pieni di sogni e di progetti, finalmente saremmo stati insieme.

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LA VITA TORNA A SORRIDERE

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E’ lunedì. Mi sono svegliata come tutti i giorni alle sette. Rimango a letto e dalla finestra guardo la luce di ottobre stagliarsi nitida sulle case. Dalla finestra aperta mi arrivano i rumori del cortile: la portinaia che spazza, la ragazza che studia musica esercitarsi al violino. Sempre dal letto mi guardo intorno, perché alzarsi tanto non ho nulla da fare? Forse potrei cercare di dormire un altro po’ e dopo telefonare a qualche amica per una partita di burraco. Ho già fatto la spesa, il frigorifero è pieno di funghi che mi cucinerò più tardi, la televisione trasmette solo talk show politici che ormai non mi interessano più. E oggi che faccio? Dal piano di sotto arrivano delle grida altissime.

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LA CASA NUOVA

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Una mattina di due anni fa, Francesco, mio marito, piomba in camera nostra, brandendo un giornale e gridando: ”Ci trasferiremo in Tunisia, dove i miei mille euro di pensione valgono il doppio e dove le tasse per i residenti sono molto basse!”. Ho pensato che scherzasse e mi sono voltata dall’altra parte! Invece ogni giorno mi ripeteva: “Stai tranquilla, in Tunisia faremo una vita da signori, in barba ai nostri politici che non pensano che ad aumentare le tasse e alla signora con le lacrime di coccodrillo, che vuole tagliare le pensioni!”. Io facevo finta di niente, pensando che questa idea balzana passasse.

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LA LETTERA DELLA MAMMA

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E’ ancora buio quando esco di casa. Scruto il cielo è cupo e sta per piovere. E’ tardi e devo correre, ho una lezione alle nove e qui in America sono puntualissimi. Il vento scuote gli alberi carichi di foglie, in questo momento, rosse e bellissime. E’ autunno e a Boston è la stagione più bella. Nella tasca della giacca ho ancora una lettera da aprire, è arrivata ieri e non ne ho avuto il tempo. E’ della mamma, non riesco a capire perché’ mi scrive, dato che ci siamo sentiti due giorni fa per telefono e tutti e due i miei genitori mi sembravano star bene e tranquilli. Corro all’università e solo a sera ho il tempo di aprire la lettera. La mamma, con la sua bella calligrafia sottile, un po’ antiquata, mi comunica che papà dovrà subire un’operazione al pancreas. L’operazione è per la settimana prossima, poi ci saranno tutte le cure da protocollo.

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