Le storie di Ascania

LA RAPINA

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La luce di settembre avvolge le siepi del giardino, di una luce calda, piena di ombre. I cani scorrazzano felici per i vialetti, rincorrendo l’enorme, cinese, che si muove a fatica. Io sono sotto il portico, ancora pieno di fiori, e i gatti persiani si strusciano sornioni sulle mie gambe nude. Assaporo questo momento di quiete, in questa domenica mattina. Non c’è nessuno in casa, questa casa enorme, piena di stanze e di ombre. Generalmente durante la settimana c’è un via vai di gente che entra e che esce, giardinieri, operai. Oggi fortunatamente sono sola. Mi guardo intorno, questa casa tanto amata, ma oggi troppo grande. Sono nata qui, quasi novant’anni fa.

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ANCHE IO "SCARICATO" MA...RIPESCATO CELERMENTE

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Avrei dovuto capirlo, ma ho fatto finta di niente. Ogni anno, a Settembre, in un grande albergo sul Lago di Garda c’è la grande convention della mia ditta. Un evento importantissimo per me e per il mio lavoro. Ogni anno ho dovuto trascinarvi Claudia, la mia bella moglie da 25 anni. Lei si rifiutava di parteciparvi ed io per giorni perdevo tempo a convincerla e, una volta sul posto, Claudia non parlava con nessuno e, se poi parlava, mi prendeva in giro raccontando a tutti quanto ero pigro! Io le offrivo, per calmarla, tartine deliziose e champagne, ma appena ingurgitato queste cose sfiziose, ricominciava daccapo.

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LA GUERRA E LE BAMBINE

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Il 10 Giugno 1940 l’Italia entra in guerra. Da un balcone di Palazzo Venezia a Roma Mussolini  detta l’annuncio in una piazza gremita ed esultante: “Vinceremo, Vinceremo!”. E’ la fine di una stagione felice per sedici bambine che oggi, diventate nonne, raccontano la loro esperienza in un libro affinché i loro nipoti possano ricordare un periodo tragico della loro vita. Le bambine quel giorno non sanno, non possono sapere che incombe su di loro la più grande catastrofe del mondo moderno. Oggi hanno riunito i loro ricordi,  ormai nonne si ritrovano bambine, ci raccontano di Roma bombardata.

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MIO MARITO ASPETTA UN FIGLIO DA UN’ALTRA

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Una mattina come tante, il caffè sul fuoco sprigiona il suo profumo, il toast e la marmellata, la tovaglia immacolata. Tutto è perfetto eppure s’indovina nell’aria qualcosa di diverso. Sandro mio marito non riesce a sedersi, mi guarda, tossisce e poi cerca d’imburrare il pane. Si alza, barcolla da un lato e poi tutto d’un fiato in piedi, senza guardarmi mi dice: “Aspetto un figlio da un’altra”. Lo guardo senza capire, penso che mi racconti una storiella, pur sentendo un freddo sinistro che mi sale sulla schiena. Fino ad oggi per trentacinque anni è stato un padre presente per i nostri due figli, affettuoso, premuroso. Con me è sempre stato carino, addirittura amorevole ed io ho sempre pensato che lui c’era e non mi avrebbe mai lasciato. Ma cosa era successo? Non ho detto nulla.

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RIVEDERE GERUSALEMME

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Sono nata in quel tempo lontano, prima che la Storia marciasse attraverso la terra rossa e profumata di gelsomino del mio Paese e annientasse presente e futuro e ne cancellasse il nome ed identità, il mio Paese: la Palestina. La mia terra, che ho sempre nel cuore, quella terra che mi ha inaridito e spogliato di tutto, famiglia, casa, amore, identità. Mi ha infuso solo il sapore della rabbia, una rabbia cosi violenta che non si può spiegare, una tristezza così cupa che fa piangere anche il deserto che si staglia morbido fuori Gerusalemme. Un sentimento che mi ha accompagnato tutta la vita. Se ripenso alla mia infanzia, alla mia giovinezza a Gerusalemme, una grande nostalgia m’invade il cuore. Non avevamo nulla, ci avevano spogliato ed espropriato di tutto.

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LE LETTERE D'AMORE DI MIKALIS

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Mikalis, ogni sera, dopo aver ritirato le reti, sedeva solitario sul gradino della sua casupola sul porto. Guardava il sole che piano piano s’inabissava nel mare. Mikalis era un pescatore di più di ottanta anni, ancora di bell’aspetto con una chioma abbondante e grandi spalle larghe. Quel giorno aveva un foglio fra le mani che rigirava continuamente. Non sapeva né leggere né scrivere, quindi chiamò Kosta, un giovane australiano, e gli chiese di scrivergli una lettera. Era indirizzata ad un’agenzia di cuori solitari in Russia. “Sono un sessantenne di bell’aspetto, vivo su un‘isola, bellissima, posseggo una bella casa sul mare e anche un caicco”. Ivanka, dai capelli biondissimi e dall’aspetto procace, rispose immediatamente.

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