Non basta ascoltare, bisogna saper sentire

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Questa storia nasce molto tempo fa… molto prima che l’uomo diventasse “Sapiens”, molto prima che i Greci si rendessero conto e ci facessero notare che per essere davvero ispirati ci serve una Musa! Loro ne hanno individuate nove che sapessero fare la differenza, una di queste si chiama Musica o meglio Euterpe! Nome che già solo a sentirlo per chi ha fatto il classico, malgrado si sia già dimenticato tutto, ha quel prefisso: “eu”, che vuol dire bene, unito al verbo “tertteo” che significa “piacere”. Insomma due parole tradotte dalla comunità scientifica, che spesso è in disaccordo ma che in questo caso ha trovato una linea comune, con: “Colei che rallegra”.

Colei, a quanto pare, ci rallegra perché fa sì che nel nostro cervello la dopamina si sprigioni. E’ un neurotrasmettitore, viene prodotto automaticamente e rilasciato dal cervello… Lo stesso Sapiens a quanto pare non ha potuto che assecondarlo (ndr. Vedi Mozart, Billy Holiday, Brian Eno e chi più ne ha ne metta!). Da questo punto in poi è venuto spontaneo a tutti analizzare questo processo nell'uomo e negli altri animali, a tal punto da far nascere una disciplina che si chiama “Zoomusicologia”.

Come mai otarie, leoni marini e delfini sono in grado di muoversi a suon di musica? Anche le carpe sono in grado di alzare una pinna seguendo il ritmo secondo la Boston University. Dal mio punto di vista è facile rispondere...la mia Frida, ad esempio, che per tutti è bravissima a camminare sciolta in realtà è bravissima a non scendere i marciapiedi, non sarebbe così brava in un campo con una strada poco delimitata. Comportamenti indotti dal solito uomo ed appresi dagli animali. Anche loro si sono dati la stessa risposta, ma allora perché le mucche producono più latte se sentono Mozart? Abbiamo continuato a farci domande e abbiamo trovato nuove risposte!

Ogni specie esistente ha una diversa percezione di frequenze, ad esempio una tartaruga non è in grado di sentire passare alla radio una canzone di Fedez (Fortunata o no punti di vista), mentre cani, gatti, mucche, galline, lupi, elefanti, sentono frequenze che l’orecchio umano si può anche scordare. Cervelli diversi rispondono più o meno allo stesso modo a stimoli incondizionati e rilasciano dopamina, loro non avendo sovrastrutture a differenza di noi, la sanno assecondare godendo solo dei benefici.

Non basta ascoltare, bisogna saper sentire per trarre da un frastuono una melodia. Me lo diceva sempre mia nonna, appassionata di lirica, che si è vissuta una guerra e per cui la musica era un lusso di quelli che davano una valida ragione all’esistenza.

Quando facevo il conservatorio il mio cane di allora Gilda, pincher nano, iniziava ad ululare non appena sfioravo la tastiera per suonare un unico pezzo, e nonna era piena di gioia perché le sembrava cantasse. A lei piaceva oltre modo il “Nessun Dorma” cantato da Pavarotti, io suonavo Rachmaninov, e Gilda si dilettava con il “Clavicembalo per temperato” di Bach. Ognuna aveva le sue preferenze e le sue percezioni, ma una cosa è certa, eravamo tutte e tre rallegrate ed in uno stato di benessere che solo la musica sa donare.

Ps. Questo pezzo è stato scritto d’un fiato sentendo il “The Flower Duet” tratto dal Lakmé e forse andrebbe letto con la stessa colonna sonora!

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