L'oro di Napoli

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Napoli. La Napoli che è “velata”, quella dai “mille colori”, quella di Gomorra, di Scampia, di San Giorgio a Cremano, di Secondigliano e di Posillipo. La vecchia e cara Napoli che ha saputo intrecciare la boriosità spagnola, l'argutezza francese e l'innato senso estetico della Magna Grecia, senza perdere di vista chi fosse e da dove partisse.


La stessa che ha saputo rendere ancor più bella la Loren mentre impastava in pane ne ”L’ Oro di Napoli”, quella di Totò, di Troisi, di Murolo, di De Filippo, e di De Crescenzo, quella di Bovio, per cui: “Tutto è azzurro a Napoli. Anche la malinconia è azzurra.”

La stessa che a tratti si è profondamente persa non ricordandosi che perfino il caro Goethe, che non era caratterialmente una persona particolarmente ottimista, ha pensato: “Vedi Napoli e poi muori.” (ndr. Perché poi sei davvero felice).

Poi ci sono i napoletani che danno vita ad una realtà che individua e delinea radici tipiche oltre gli schemi. “Storia e leggenda sono lavoro cosmico dove magia, esoterismo, nobiltà e sacro si fondono con il quotidiano, il peccato e la famiglia. (Francesco Grisi)”

Insomma Napoli è “Una nessuna e centomila” detta alla Pirandello.

Senonché un braco di esemplari di tartarughe di specie “Caretta caretta”, ovvero tartarughe marine fortemente minacciate in tutto il bacino del Mediterraneo da anni e oramai al limite dell'estinzione nelle acque territoriali italiane monitorate, hanno deciso di stanziarsi e di godersi la vita nel Golfo di Napoli.

L’Università di Pisa dal 2008 al 2016 ha fatto degli studi continui che hanno reso possibile una pubblicazione dopo 8 anni su “Marine Biology”. Un rapporto sensazionale che ha seguito migrazioni, preferenze e attitudini di questa specie tracciandone la piena ripresa.

Totò direbbe: “Dudù, noi a Napoli campiamo solo di miracoli!”

Ed il miracolo è stato fatto!

 

 

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