Salute e benessere

Sì, viaggiare!

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Sì  viaggiare, una canzone di Mogol e Battisti che sembra essere evocata in stagioni come la primavera, per il desiderio di  muoversi, di camminare e perché no di viaggiare.

Il viaggio non è  pura vacanza, ma è uno stato d’animo che accompagna l’esplorazione del mondo e di se stessi.  La vacanza è  un’assenza di routine e di quotidianità, il viaggio è un movimento statico o dinamico, ma sempre attivo. Tutti  conoscono quanto  lo scrittore Jules Verne riuscì a scrivere  racconti ambientati dentro e fuori la Terra, senza essersi mai mosso dalla sua abitazione. Eccezionale talento,  quello di Verne, per entrare nella dimensione della conoscenza al di là dell’esperienza tangibile, riuscendo ad attraversare luoghi, descrivendoli nel dettaglio, usando la fantasia. Già, la fantasia, spesso osteggiata dal pensiero razionale perché poco produttiva in termini di  realizzazione di eventi concreti, anche se la fantasia è spesso imparentata con la creatività.

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Spaesamento

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Spaesamento: un termine che sottolinea un  attimo di astrazione dal contesto in cui si è immersi, al punto di guardarsi intorno e non riconoscere i luoghi, anche se familiari.   Senza paese, senza riferimento, senza radice e patrimonio, condizione psichica di disorientamento che spaventa profondamente. Sicuramente tale condizione  farebbe pensare subito a patologie cerebrali o psichiche, ma non sempre sono segni prodromici di deterioramento cognitivo, bensì attimi  di vita estranianti,  conseguenti a  forti emozioni. Lo spaesamento giunge quando psicologicamente  si rifiuta di essere nel luogo dove si è,  per sofferenza e dolore, sentendo una forte spinta a non essere in quella dimensione, che fa cadere una nebbia cognitiva  nella mente. Lo spaesamento può durare solo pochi secondi, ma sufficienti a rendere più dirompente il ritorno alla realtà da affrontare.  Un attimo di interruzione di energia e congelamento di qualunque azione, che produce un corto circuito in cui tutto si ferma e si  sospende, per entrare in una bolla protettiva autoprodotta.

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Quante primavere?

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Capita di sentire persone che dichiarano la loro età contando gli anni in primavere!  Come mai? Forse,  perché la primavera segna un nuovo inizio, un nuovo ciclo o una resurrezione, considerando che in  questa stagione cade sempre la Pasqua?  In ogni caso, è come se la vita iniziasse sempre a primavera, anche se si nasce in altra stagione. La vita come una gemma che sboccia, come un fiore che si apre contando i suoi petali uno ad uno, bene prezioso da preservare e custodire. Ogni anno che passa è una primavera da cui ripartire,  con rinnovato entusiasmo e creatività, con desiderio e progettualità, con armonia ed equilibrio.  Ora siamo in primavera e farsi contagiare dal risveglio della Natura rende più facile percepire la rinascita della vita, come un germoglio bisognoso di nutrimento e di cura.  L’apertura della corolla di un fiore è un evento magico, che dovrebbe far riflettere sulla predisposizione ad accogliere quanto giunge dall’esterno, in un momento in cui il fermento  della vita che nasce  si fa sentire in tutta la sua dirompenza.

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ARPA, YOGA E YOGA NIDRA

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Emozionante esperienza,  poter entrare in una dimensione che consenta di lasciarsi sostenere dalle vibrazioni delle corde dell’arpa durante la  pratica dello  Yoga e nel rilassamento dello Yoga Nidra, che in sanscrito vuol dire sonno cosciente.  La risonanza, prodotta dalle vibrazioni delle corde dell’arpa, attraversa il corpo e la mente, consentendo di ritrovare l’armonia interiore. L’evento del 9 marzo, che si svolgerà presso il Centro Olistico Gaietta (Via  Marianna Dionigi, 43 Roma),  è unico nel suo genere  poiché coniuga arti che consentono la cura del corpo e dell’anima. La cura di sé passa anche attraverso la  capacità di percepire il proprio corpo, partendo dall’ascolto di sé, che il suono dell’arpa amplifica,  affinché sia possibile allentare  le tensioni. La possibilità di fermarsi per guardarsi dentro   aiuta a ristabilire l’equilibrio interiore turbato dalle preoccupazioni della quotidianità. L’incontro del 9 marzo alle 10,30 sarà condotto dall’insegnante di Ananda Yoga Sabrina Arathi Giannò e dall’ arpaterapeuta e psicoterapeuta Sira Sebastianelli. La psiche incontra la musica attraverso una pratica che coinvolge il corpo,  attivando corde interiori  che risuonano e risanano  nel ritmo costante del respiro.

 

Sira Sebastianelli

Spettacolo teatrale sulle corde dell’arpa

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Due arpe celtiche, dell’Ensemble Sinetempore Harp Attack,  partecipano, straordinariamente,  allo spettacolo teatrale Giudizi e Pregiudizi. 

Al teatro Fara Nume di  Roma-Ostia   venerdì 29 e  sabato  30 alle ore 21 e  domenica 31 marzo alle ore 18,  mentre si snoda una vicenda giudiziaria  all’interno di un tribunale, le corde delle arpe  di Sira Sebastianelli e Giulia Bertinetti, accompagneranno le emozioni  sollecitate dall’ interpretazione degli attori, guidati dalla  regista Stefania Vicendi.  

Gli spettatori  saranno immersi  nella visibile intangibilità della musica, una sorta di bagno sonoro avvolgente  e  intriso di risonanze, per essere  sostenuti  nei momenti di maggior pathos. L’intricata vicenda giudiziaria,   attraversata da  suspance e colpi di scena, terrà il pubblico con il fiato sospeso fino alla fine. Le arpe  saranno impegnate  nella tensione drammatica della storia,  affinché  lo spettatore possa entrare nell’ascolto dei sentimenti evocati, con la cassa di risonanza della psiche.   

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Over in primo piano

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Negli ultimi mesi si è spesso sentito parlare di attori o attrici over, che hanno ritrovato ruoli   di primo piano in film in cui interpretano personaggi  della loro età, offrendo performance di insuperabile capacità. Gli attori over come  Clint Eastwood, Jane Fonda o Robert Redford per esempio, che rivendicano  il  ruolo di  attori over per  interpreti over, contribuiscono a sottolineare quanto esista una differenza tra chi interpreti un over senza esserlo,  rispetto a chi lo interpreta essendolo, poiché il tempo dello sguardo, del respiro o dell’indugiare in un movimento  è  peculiarità che nessun under potrà mai rendere con la stessa autenticità  e consapevolezza.  L’over non è e non potrà mai essere equiparabile a un personaggio da interpretare, senza  sconfinare nella riproduzione   stereotipata di chi ha superato la soglia  cronologica di una certa età. Non è sufficiente disegnare rughe posticce per entrare nel mondo over, perché solo nella ruga vera c’è la geografia della vita, c’è la strada percorsa   con  il bagaglio di esperienze che la rendono unica e, quindi, espressione di un  linguaggio  non verbale    irriproducibile per chi non è  over.

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