Salute e benessere

Spettacolo teatrale sulle corde dell’arpa

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Due arpe celtiche, dell’Ensemble Sinetempore Harp Attack,  partecipano, straordinariamente,  allo spettacolo teatrale Giudizi e Pregiudizi. 

Al teatro Fara Nume di  Roma-Ostia   venerdì 29 e  sabato  30 alle ore 21 e  domenica 31 marzo alle ore 18,  mentre si snoda una vicenda giudiziaria  all’interno di un tribunale, le corde delle arpe  di Sira Sebastianelli e Giulia Bertinetti, accompagneranno le emozioni  sollecitate dall’ interpretazione degli attori, guidati dalla  regista Stefania Vicendi.  

Gli spettatori  saranno immersi  nella visibile intangibilità della musica, una sorta di bagno sonoro avvolgente  e  intriso di risonanze, per essere  sostenuti  nei momenti di maggior pathos. L’intricata vicenda giudiziaria,   attraversata da  suspance e colpi di scena, terrà il pubblico con il fiato sospeso fino alla fine. Le arpe  saranno impegnate  nella tensione drammatica della storia,  affinché  lo spettatore possa entrare nell’ascolto dei sentimenti evocati, con la cassa di risonanza della psiche.   

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Quante primavere?

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Capita di sentire persone che dichiarano la loro età contando gli anni in primavere!  Come mai? Forse,  perché la primavera segna un nuovo inizio, un nuovo ciclo o una resurrezione, considerando che in  questa stagione cade sempre la Pasqua?  In ogni caso, è come se la vita iniziasse sempre a primavera, anche se si nasce in altra stagione. La vita come una gemma che sboccia, come un fiore che si apre contando i suoi petali uno ad uno, bene prezioso da preservare e custodire. Ogni anno che passa è una primavera da cui ripartire,  con rinnovato entusiasmo e creatività, con desiderio e progettualità, con armonia ed equilibrio.  Ora siamo in primavera e farsi contagiare dal risveglio della Natura rende più facile percepire la rinascita della vita, come un germoglio bisognoso di nutrimento e di cura.  L’apertura della corolla di un fiore è un evento magico, che dovrebbe far riflettere sulla predisposizione ad accogliere quanto giunge dall’esterno, in un momento in cui il fermento  della vita che nasce  si fa sentire in tutta la sua dirompenza.

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ARPA, YOGA E YOGA NIDRA

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Emozionante esperienza,  poter entrare in una dimensione che consenta di lasciarsi sostenere dalle vibrazioni delle corde dell’arpa durante la  pratica dello  Yoga e nel rilassamento dello Yoga Nidra, che in sanscrito vuol dire sonno cosciente.  La risonanza, prodotta dalle vibrazioni delle corde dell’arpa, attraversa il corpo e la mente, consentendo di ritrovare l’armonia interiore. L’evento del 9 marzo, che si svolgerà presso il Centro Olistico Gaietta (Via  Marianna Dionigi, 43 Roma),  è unico nel suo genere  poiché coniuga arti che consentono la cura del corpo e dell’anima. La cura di sé passa anche attraverso la  capacità di percepire il proprio corpo, partendo dall’ascolto di sé, che il suono dell’arpa amplifica,  affinché sia possibile allentare  le tensioni. La possibilità di fermarsi per guardarsi dentro   aiuta a ristabilire l’equilibrio interiore turbato dalle preoccupazioni della quotidianità. L’incontro del 9 marzo alle 10,30 sarà condotto dall’insegnante di Ananda Yoga Sabrina Arathi Giannò e dall’ arpaterapeuta e psicoterapeuta Sira Sebastianelli. La psiche incontra la musica attraverso una pratica che coinvolge il corpo,  attivando corde interiori  che risuonano e risanano  nel ritmo costante del respiro.

 

Sira Sebastianelli

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DOMENICA 24 FEBBRAIO  ALLE ORE 17,30 presso la suggestiva location  della “PORTA DEL PARCO” in piazza Lanzuisi  a San Felice Circeo, Città della Cultura della Regione Lazio 2019, si terrà un imperdibile  appuntamento  CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE:

 “Un’Àncora per non dire più Ancòra, cambiare accento per cambiare prospettiva”, un progetto itinerante, ideato e promosso dalla psicologa e psicoterapeuta Sira Sebastianelli,  che si prefigge di dare un contributo alla costruzione delle coscienze per prevenire e per  fermare  le violenze contro le donne, attivando iniziative che utilizzino nuovi linguaggi  e nuove prospettive.     

L’Ensemble, composto da sei arpiste e sei arpe celtiche, esegue  brani musicali tratti dal canzoniere popolare italiano, le cui tematiche vertono sulle vessazioni, mortificazioni e violenze che le donne hanno subito nei secoli. Le storie popolari, tramandate nel tempo e tradotte in ballate musicali, sono un esempio di come sia possibile stimolare riflessioni coniugando psicologia, musica e valore della vita dell’essere umano.   Una narrazione antica, declinata al presente, per avviare un percorso  che affonda le proprie radici nell’immaginario  archetipico dell’umanità.

Una breve riflessione psicologico-musicale introdurrà le ballate, eseguite dalle musiciste, sia singolarmente e sia in ensemble, con arpa celtica.  Lo strumento dell’arpa  non è casuale, in quanto le corde di cui è composta producono vibrazioni che meglio di altri strumenti entrano in risonanza con le emozioni, attivando canali di comunicazione più efficaci di tante parole.

L’ensemble si è già esibita a Roma il 10 marzo 2018 presso la Galleria d’Arte Pulcherrima, a Firenze il 22 settembre 2018, presso la Biblioteca di Orticoltura, nell’ambito della prima edizione de L’Eredità delle Donne in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio e a Cento (Ferrara) presso la Gipsoteca Vitali il 27 ottobre 2018 e  il 18  maggio 2019 sarà a Lugano.

L’Ensemble Sinetempore Harp Attack è composto  dalle arpiste: Giulia Bertinetti (Lazio), Luna Fecchio (Piemonte), Elisa Malatesti (Toscana), Monica Molo (Canton Ticino-Svizzera), Rosita Di Pietrantonio (Abruzzo) e Sira Sebastianelli (Lazio).

 

Sira Sebastianelli

psicoterapeuta-arpaterapeuta

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Over in primo piano

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Negli ultimi mesi si è spesso sentito parlare di attori o attrici over, che hanno ritrovato ruoli   di primo piano in film in cui interpretano personaggi  della loro età, offrendo performance di insuperabile capacità. Gli attori over come  Clint Eastwood, Jane Fonda o Robert Redford per esempio, che rivendicano  il  ruolo di  attori over per  interpreti over, contribuiscono a sottolineare quanto esista una differenza tra chi interpreti un over senza esserlo,  rispetto a chi lo interpreta essendolo, poiché il tempo dello sguardo, del respiro o dell’indugiare in un movimento  è  peculiarità che nessun under potrà mai rendere con la stessa autenticità  e consapevolezza.  L’over non è e non potrà mai essere equiparabile a un personaggio da interpretare, senza  sconfinare nella riproduzione   stereotipata di chi ha superato la soglia  cronologica di una certa età. Non è sufficiente disegnare rughe posticce per entrare nel mondo over, perché solo nella ruga vera c’è la geografia della vita, c’è la strada percorsa   con  il bagaglio di esperienze che la rendono unica e, quindi, espressione di un  linguaggio  non verbale    irriproducibile per chi non è  over.

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Senza Parole

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Quante volte non si trovano parole per descrivere o per esprimere percezioni o sensazioni? Quante volte si preferisce tacere piuttosto che parlare? Sicuramente tante volte, ma per  gli over e le over ancor di più.   Forse, perché  l’età over consente di  essere più empatici con quanto accade intorno  a sé, al punto di saper leggere più  profondamente gli eventi e poter rimanere in silenzio, sapendo che può essere più significativo di tante parole, per comunicare presenza e partecipazione.  Di parole se ne usano tante, ma anche, paradossalmente, senza essere compresi, inducendo una sensazione di disagio nel silenzio della solitudine.

Il silenzio, quindi, tra presenza e assenza,  tra apertura e chiusura, tra ascolto e rifiuto. Silenzi, parole senza voce, pensieri che rimangono inespressi perché, come  scriveva  Ludwig Wittgenstein, filosofo  austriaco,  “di ciò di cui non si può parlare si deve tacere”, per tracciare un confine tra i pensieri   e il mondo esterno, come se, a volte, esprimere un pensiero, oltre a essere inutile, potesse anche nuocere. In effetti,  accade anche che ci si possa pentire di frasi dette in momenti inopportuni o in contesti inappropriati, per non avere considerato le conseguenze delle parole che hanno travalicato il limite del silenzio necessario.  Nel tempo, però, quando l’esperienza  aiuta a sedimentare saggezza, l’uso della parola si fa attento e parco.   Il silenzio potrebbe essere paragonato a un albero sfrondato di tutto ciò che non sia essenziale alla vita e  le parole siano i suoi frutti, che si colgono maturi, con parsimonia e  solo  quando   ce ne sia veramente bisogno. 

 

Sira Sebastianelli

psicologa-psicoterapeuta

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