Salute e benessere

Senza Parole

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Quante volte non si trovano parole per descrivere o per esprimere percezioni o sensazioni? Quante volte si preferisce tacere piuttosto che parlare? Sicuramente tante volte, ma per  gli over e le over ancor di più.   Forse, perché  l’età over consente di  essere più empatici con quanto accade intorno  a sé, al punto di saper leggere più  profondamente gli eventi e poter rimanere in silenzio, sapendo che può essere più significativo di tante parole, per comunicare presenza e partecipazione.  Di parole se ne usano tante, ma anche, paradossalmente, senza essere compresi, inducendo una sensazione di disagio nel silenzio della solitudine.

Il silenzio, quindi, tra presenza e assenza,  tra apertura e chiusura, tra ascolto e rifiuto. Silenzi, parole senza voce, pensieri che rimangono inespressi perché, come  scriveva  Ludwig Wittgenstein, filosofo  austriaco,  “di ciò di cui non si può parlare si deve tacere”, per tracciare un confine tra i pensieri   e il mondo esterno, come se, a volte, esprimere un pensiero, oltre a essere inutile, potesse anche nuocere. In effetti,  accade anche che ci si possa pentire di frasi dette in momenti inopportuni o in contesti inappropriati, per non avere considerato le conseguenze delle parole che hanno travalicato il limite del silenzio necessario.  Nel tempo, però, quando l’esperienza  aiuta a sedimentare saggezza, l’uso della parola si fa attento e parco.   Il silenzio potrebbe essere paragonato a un albero sfrondato di tutto ciò che non sia essenziale alla vita e  le parole siano i suoi frutti, che si colgono maturi, con parsimonia e  solo  quando   ce ne sia veramente bisogno. 

 

Sira Sebastianelli

psicologa-psicoterapeuta

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DOMENICA 24 FEBBRAIO  ALLE ORE 17,30 presso la suggestiva location  della “PORTA DEL PARCO” in piazza Lanzuisi  a San Felice Circeo, Città della Cultura della Regione Lazio 2019, si terrà un imperdibile  appuntamento  CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE:

 “Un’Àncora per non dire più Ancòra, cambiare accento per cambiare prospettiva”, un progetto itinerante, ideato e promosso dalla psicologa e psicoterapeuta Sira Sebastianelli,  che si prefigge di dare un contributo alla costruzione delle coscienze per prevenire e per  fermare  le violenze contro le donne, attivando iniziative che utilizzino nuovi linguaggi  e nuove prospettive.     

L’Ensemble, composto da sei arpiste e sei arpe celtiche, esegue  brani musicali tratti dal canzoniere popolare italiano, le cui tematiche vertono sulle vessazioni, mortificazioni e violenze che le donne hanno subito nei secoli. Le storie popolari, tramandate nel tempo e tradotte in ballate musicali, sono un esempio di come sia possibile stimolare riflessioni coniugando psicologia, musica e valore della vita dell’essere umano.   Una narrazione antica, declinata al presente, per avviare un percorso  che affonda le proprie radici nell’immaginario  archetipico dell’umanità.

Una breve riflessione psicologico-musicale introdurrà le ballate, eseguite dalle musiciste, sia singolarmente e sia in ensemble, con arpa celtica.  Lo strumento dell’arpa  non è casuale, in quanto le corde di cui è composta producono vibrazioni che meglio di altri strumenti entrano in risonanza con le emozioni, attivando canali di comunicazione più efficaci di tante parole.

L’ensemble si è già esibita a Roma il 10 marzo 2018 presso la Galleria d’Arte Pulcherrima, a Firenze il 22 settembre 2018, presso la Biblioteca di Orticoltura, nell’ambito della prima edizione de L’Eredità delle Donne in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio e a Cento (Ferrara) presso la Gipsoteca Vitali il 27 ottobre 2018 e  il 18  maggio 2019 sarà a Lugano.

L’Ensemble Sinetempore Harp Attack è composto  dalle arpiste: Giulia Bertinetti (Lazio), Luna Fecchio (Piemonte), Elisa Malatesti (Toscana), Monica Molo (Canton Ticino-Svizzera), Rosita Di Pietrantonio (Abruzzo) e Sira Sebastianelli (Lazio).

 

Sira Sebastianelli

psicoterapeuta-arpaterapeuta

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DICEMBRE

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Dicembre….andiamo. È tempo di migrare!  Parafrasando Gabriele D’Annunzio, anche  il mese di dicembre è un mese di migrazione, perché ci conduce verso un nuovo spazio e un tempo nuovo. Dicembre, come ultimo mese dell’anno, è il mese dedicato, da una parte, ai bilanci di chiusura del tempo trascorso, mentre dall’altra, è il mese della ricerca della ricarica per entrare in nuove progettualità. Nel calendario romano il mese di dicembre era il decimo dell’anno  e dedicato alla dea Vesta, dea del  Focolare. Un mese, quindi, dedicato alla famiglia, ricordato poi nel mondo cattolico con il Natale, festività  che  per le  famiglie è un’occasione  di incontro e di ricongiunzione intorno al focolare domestico.   La dea Vesta dei romani, come la dea Hestia per i greci, non aveva un’immagine di riferimento se non del fuoco, eterno e perenne, custodito dalle Vestali. Un fuoco che non doveva mai spegnersi, il fuoco della purezza e della purificazione.  Dicembre, quindi è il mese in cui il fuoco rappresenta, oltre al calore, la purificazione e la trasformazione.

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Caro Babbo Natale

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È difficile scrivere a babbo natale, quando non si ha più l’incanto dell’infanzia, per quanto  si potrebbe desiderare, per cambiare o aggiungere qualcosa nella propria vita. Prevale, infatti, il senso di realtà, che rende poco credibile che qualcuno possa tradurre i desideri  in  veri doni, però un frammento di pensiero magico a Natale, se ci fosse, farebbe piacere. Allora, perché  non recuperarlo tra le pieghe della memoria e lasciarsi andare alla possibilità che qualcosa possa accadere, magari vivendone la sensazione di appagamento, di leggerezza e di  fiducia. In fondo, affinché si trovi l’energia per realizzare un pensiero progettuale è importante  richiamare l’entusiasmo dell’infanzia, che non lascia spazio alle negatività  e apre al coraggio di realizzare qualunque impresa.  Un regalo è un dono al Re, cioè a se stessi, re e regine della propria vita, che è possibile omaggiare realizzando piccoli e grandi desideri partendo da uno stato d’animo che non si lascia appesantire dalle paure, dagli ostacoli o dalla sensazione che sia troppo tardi.

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Il Lutto nel Terzo Millennio

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Il termine lutto evoca istintivamente uno spostamento del pensiero su altri argomenti, perché è una parola che non si vorrebbe mai sentir pronunciare. In realtà,  lutto non si riferisce esclusivamente all’evento morte, ma anche alle separazioni da persone,  da luoghi o da  attività lavorative che coinvolgano profondamente,  a livello affettivo ed emotivo, un individuo. Però, proprio perché il termine lutto è psicologicamente bandito dalla mente, la sua elaborazione, che ne consentirebbe il superamento, è rallentata  o  è bloccata. La società con i suoi ritmi accelerati, in cui gli esseri umani oggi vivono, non aiuta a trovare il tempo cronologico  e il tempo  individuale, per  consentire quel naturale  momento introspettivo e introvertito per entrare e attraversare la fase luttuosa.  La zona d’ombra, che lambisce la vita nei momenti più tristi, richiede attenzione e cura dei sentimenti che si attivano, affinché si possano riconoscere per farsene consapevoli. La distrazione del pensiero da ciò che provoca dolore, non è un rimedio che può durare nel tempo,  per rimandare la sofferenza, spostandola un po’ più in là, perché prima o poi  si incontra di nuovo.  Ci sono segnali stradali che in certi luoghi indicano un’andatura “a passo d’uomo”, ma qual è il passo dell’uomo? Forse, quello più consono a ognuno, un passo che rispetti i tempi interiori che affondano le radici nella propria cultura, educazione o mentalità, sicuramente non generalizzabili o omologabili.

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Senex e Puer

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Chissà se nel presepe sono rappresentati gli over, se nel piccolo popolo che si incammina verso la grotta del Puer Aeternus ci sono pastori over. Le statuine  sembrano avere  sembianze più o meno simili, ma a guardare bene la differenza dell’età è rappresentata dalla unione di due figure, una del senex che suona la zampogna e l’altra del puer che suona, in genere, il piffero.  In modo evidente, si rappresenta la differenza di età,  quasi per non lasciare spazio al dubbio della presenza  di un over.  Immagini simboliche, senex e puer,  che rappresentano le diverse  età della vita, ma congiunte nell’atto di suonare strumenti  che richiedono il respiro e quindi  il soffio vitale.  Attraverso il respiro le due età  comunicano, emettendo suoni musicali, linguaggio universale che non richiede interpreti, in un contesto, altrettanto universale, qual è il presepe.

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