I MACCHIAIOLI AL CHIOSTRO DEL BRAMANTE

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"La presenza dei Macchiaioli si faceva vedere su tutte le pareti dell'appartamento [...] nei corridoi, dai muri rallegrati di acqueforti fattoriane, di disegni, di tocchi di penna; mentre su questo canterano e su quel cassettone posavano le comicissime caricature e le leggiadre statuette in terracotta di Adriano Cecioni. Nelle stanze di fondo, si svolgeva, coi più chiari nomi e coi migliori quadri, il paesaggio della scuola toscana: c'erano i Bovini neri al carro, i Tetti al sole e le marine di Raffaello Sernesi; c'erano gli orti e i pascoli dell'attento Borrani, i lidi sconsolati di Giuseppe Abbati, le impressioni vivide e nervose di Silvestro Lega e le grandi figure magistrali di Vito d'Ancona. Tutta la raccolta di Fattori stava poi disposta in bell'ordine alle pareti di una sala cerula..."

Così scrive il critico Somaré dopo aver visitato la collezione di Mario Galli, scultore, mecenate ed estimatore del lavoro di Giovanni Fattori, massimo esponente del movimento dei macchiaioli. La mostra allestita al Chiostro del Bramante racconta la pittura dei macchiaioli attraverso le collezioni dei loro mecenati cui sono intitolate le nove sezioni in cui è suddiviso il percorso espositivo – Cristiano Banti, Diego Martelli, Rinaldo Carnielo, Edoardo Bruno, Mario Galli, Casa Sforni, Enrico Checcucci, Camillo Giussani e Mario Borgiotti. Molte delle opere provengono da collezioni private e sono esposte per la prima volta insieme in modo organico e coerente.
L'allestimento con i muri rivestiti di carta da parati allude alla disposizione dei dipinti nelle quadrerie antiche, ma conserva un apparato didattico con didascalie, pannelli a muro e fotografie d'epoca che ritraggono i collezionisti e le loro abitazioni. Siamo alla metà dell'Ottocento, quando il gruppo di artisti cui sarà dato il nome di "macchiaioli" si riunisce in un locale di Firenze, il Caffè Michelangiolo in via Larga, oggi via Cavour, per parlare del rinnovamento della pittura e della politica.
Contro tutte le regole accademiche, i macchiaioli dipingono all’aria aperta, accentuando i contrasti di luce e ombra con l'accostamento di macchie di colore che scompongono e ricompongono le forme sulla tela.
Come gli impressionisti francesi, dipingono le impressioni visive dalla realtà che li circonda. Animati da un forte spirito patriottico e rivoluzionario, rappresentano spesso gli avvenimenti che hanno segnato la storia dell'Ottocento e molti di loro partecipano ai moti del 1848-49 e all’unità d’Italia. Cucitrici di camicie rosse di Odoardo Borrani, ad esempio, rappresenta le donne, madri, sorelle e figlie dei soldati garibaldini, mentre cuciono le camicie rosse, partecipando così alle vicende risorgimentali, lontane dal campo di battaglia, nell'intimità dell'ambiente domestico. Intriso di commozione e malinconia, il dipinto nasconde anche una serie di simboli allusivi alla storia d'Italia, resi con una minuzia quasi fiamminga.
Fanno parte della stessa collezione di Edordo Bruno, imprenditore attivo a Firenze nel settore farmaceutico, Gramignaie al fiume di Niccolò Cannicci, una tela di grandi dimensioni che colpisce per la raffinatezza della tavolozza argentata, con toni di rosso, blu e giallo–oro, riflesso nelle acque del fiume Cecina; Oliveta a Settignano di Telemaco Signorini, caratterizzata da un sapiente gioco di luci e ombre che proietta le fronde degli alberi sul terreno arido della campagna fiorentina; le grandi tele di Fattori tra cui La marcatura dei cavalli in Maremma, Incontro fatale e Appello dopo la carica.
Al piano superiore è allestita la collezione di Casa Sforni a Firenze. Gustavo Sforni, pittore, collezionista, intellettuale, imprenditore e mecenate, fu autore del prezioso volume fotografico dedicato a Giovanni Fattori, da poco scomparso, insieme a Oscar Ghiglia, di cui troviamo esposto il famoso Ritratto della moglie Isa (1902). La mostra si chiude con l'opera magistrale di Signorini, Il Ponte Vecchio a Firenze, recuperato sul mercato inglese dal collezionista Mario Borgiotti ed esposto in via eccezionale al Chiostro del Bramante.

Giovanna Fazzuoli

24 maggio 2016

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