LE SCULTURE RITROVATE NELLA VILLA DI GIANOLA A FORMIA

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"Perché nelle ricchezze non potrebbe superar Creso chi in un sol podere possiede tanti beni, prati, campi, sterminate selve, macchie, paludi, fino agli Iperborei ed all'Oceano?" Così recita il Carme 115 del poeta latino Catullo a proposito di Mamurra, paragonato a Creso re di Lidia per la sua ricchezza. Mamurra possedeva a Fermo un podere bellissimo, ma oneroso: "Uccellone, non è a torto ricco definito il podere in quel di Fermo, che tante egregie cose in sé possiede: prati, pesci, ogni genere d'uccelli, campagne coltivate e bestie. Invano: con le sue spese supera le entrate. E' per questo che ammetto che sia ricco, mentre mancano a lui tutte le cose. Lodo il podere benché lui sia povero." (Catullo, Carme 114).

Sul Golfo di Formia, in provincia di Latina, i ruderi della monumentale villa romana di Gianola furono a lungo attribuiti a un santuario di Giano, tra le più antiche divinità laziali della leggendaria età dell'oro. A metà dell'Ottocento furono identificati con una sontuosa villa e solo nel 1908, scoperta un'epigrafe con il cognomen Mamurra, il terreno fu riconosciuto come il Mamurrarum urbs citato da Orazio nelle sue Satire. Le fonti ci parlano di un esponente dei Mamurrae che ricopriva la carica militare di prefetto dei genieri di Cesare, era proprietario di una sfarzosa domus sul Celio e si arricchì rapidamente, secondo alcuni in modo illecito, durante la campagna in Gallia.
Il nome Giànola deriva da quello attribuito dai contadini latini a Diana, dea dei boschi e della caccia, assimilata ad Artemide. La villa romana, distribuita su tre grandi terrazze digradanti verso il mare, si estende lungo le pendici del promontorio di Gianola e si articola in vari padiglioni, seguendo la particolare morfologia del territorio. Dotato di un ambiente termale e di una peschiera per l’allevamento ittico, il complesso si sviluppava intorno all'edificio ottagonale, padiglione-fulcro della villa, che, a giudicare dalla distribuzione della rete idrica e dalla presenza di vasche pavimentali, doveva sorgere in corrispondenza di una fonte naturale. "Orientato con i lati ai punti cardinali e centro dell'asse di specularità della villa" (Salvatore Ciccone), si presentava come una sorta di antro artificiale con funzione di nimphaeum, ridotto in macerie in seguito ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.
Dal 9 giugno, al Museo Archeologico Nazionale di Formia, sono esposte cinque sculture romane datate tra il II e il IV sec. d.C., recentemente scoperte nel sito archeologico di Gianola, in prossimità dell'edificio ottagono. Questi raffinati ritratti rappresentano, con ogni probabilità, una galleria dei membri illustri della famiglia proprietaria della villa in piena epoca imperiale.

Giovanna Fazzuoli
14 giugno 2016

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