ARCHI TRIONFALI A ROMA

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Il trionfo era il più alto riconoscimento per un condottiero dell'esercito romano ed era accordato con una delibera del Senato secondo regole molto rigorose. Innanzitutto, il condottiero doveva essere stato investito dell’imperium maius e doveva aver riportato la sua vittoria decisiva contro un esercito straniero, uccidendo non meno di cinquemila nemici. Una volta accordato dal Senato, lo Stato si faceva carico delle spese per celebrare la cerimonia del trionfo. Il corteo partiva dal Campo Marzio, passava per la Porta Triumphalis e attraversava i luoghi più rappresentativi della città fino al tempio di Giove.

L'arco trionfale, monumento dell'architettura romana diffuso già in età repubblicana, si distingue dalle porte monumentali per il suo significato onorario e la sua forma è il prodotto di vari fattori, tra cui la tradizione greca dell'ingresso monumentale o propileo, la struttura romana della porta ad arco e il rito di celebrazione del trionfo che prevedeva il passaggio simbolico attraverso la Porta Triumphalis. Sebbene fossero molti gli archi trionfali eretti nella città di Roma e nelle province, ad oggi la maggior parte sono andati distrutti. Tuttavia, nel cuore del centro storico di Roma, tra il Colosseo e il Campidoglio, sono ancora visibili gli archi di Tito, Settimio Severo e Costantino. L'Arco di Tito, ultimato all'epoca di Domiziano, fu eretto all’inizio della Via Sacra per celebrare il trionfo di Vespasiano e Tito sui Giudei e la presa di Gerusalemme nel 79.
Sulle pareti interne dell'unico fornice si possono ancora apprezzare i bassorilievi che rappresentano il trionfo di Tito: l'Imperatore campeggia sulla quadriga al centro del corteo ed esibisce gli oggetti preziosi sottratti ai nemici dal Tempio di Gerusalemme. Senza alcuna pretesa di realismo, i rilievi del monumento rappresentavano il mondo concettuale romano attraverso una serie di elementi riconoscibili che illustravano il significato delle pratiche pubbliche, come ad esempio il rito trionfale. L'arco a tre fornici di Settimio Severo, eretto al termine della via Sacra (203), celebrava le vittorie dell'imperatore e dei figli Geta e Caracalla su Parti, Arabi e Adiabeni. Quando, nel 211, Caracalla uccise il fratello, fu punito pubblicamente con la damnatio memoriae (letteralmente "condanna della memoria") e il suo nome iscritto sull'arco fu sostituito con frasi in onore degli altri due. Infine, l'Arco di Costantino, eretto nel 315 dal Senatore dal Popolo Romano per commemorare la vittoria di Costantino contro Massenzio nella battaglia di Ponte Milvio, è il più grande degli archi trionfali di Roma.
La sua suntuosa decorazione è costituita da elementi provenienti da monumenti del passato, come le colonne corinzie domizianee, i due rilievi all’interno del fornice che provengono dal Foro di Traiano e gli otto medaglioni dei fornici laterali che risalgono all'imperatore Adriano. Il fenomeno del reimpiego, particolarmente diffuso nell'architettura tardoantica a Roma e a Costantinopoli, aveva una duplice funzione: ideologica e pragmatica. Il riuso di elementi scultorei o architettonici prelevati da monumenti di epoche precedenti è evidentemente meno dispendioso a confronto con la produzione di parti nuove. Inoltre, in molti casi, il riutilizzo di un determinato elemento aveva anche un valore simbolico, come riferimento a un precedente illustre a cui ispirarsi.

Giovanna Fazzuoli
27 luglio 2016

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