Attualità

Bere il vino senza mal di testa. Il senza solfiti.

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Bere il vino senza mal di testa. Il senza solfiti.

Gli italiani mettono sempre di più nel loro carrello della spesa i prodotti bio. Sempre più spesso  nei supermercati si vedono mamme che leggono le etichette dei prodotti alla ricerca della garanzia della tracciabilità della filiera. Perché dire solo bio non basta.

Si stima che il mercato del biologico sia in forte crescita. Da un’analisi

della  Coldiretti  su dati Nielsen risulta per il primo quadrimestre 2018  un aumento dei consumi del 10,5% con un trend che è positivo da un decennio. Questo nonostante il costo di questi prodotti sia più alto.

Per quanto riguarda il vino biologico, vediamo prima di tutto  che cosa si intende con questo termine secondo il Regolamento europeo 203/2012. Un vino viene detto biologico quando proviene da uve 100% biologiche coltivate senza l’uso di sostanze  chimiche di sintesi e cioè concimi, anticrittogamici, insetticidi, pesticidi  e senza la presenza di organismi geneticamente modificati. Inoltre, in cantina la vinificazione deve avvenire usando soltanto i prodotti autorizzati dal regolamento europeo che ha stabilito un limite all’uso dell’anidride solforosa totale. (per i rossi secchi di 100mg/l e per i bianchi secchi di 150mg/l). In pratica, nel linguaggio comune si parla di solfiti intendendo l’anidride solforosa e i solfiti che vengono impiegati in aggiunta a quelli naturali, per la preparazione e la conservazione degli alimenti. Le donne, in particolare, si lamentano del mal di testa che dà loro un vino che contiene troppi solfiti.

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Il castagnaccio, la vera ricetta di Paolo all’Acquolina

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In molti ristoranti ristoranti troviamo tra i dolci il castagnaccio. In realtà vengono usate ricette diverse perchè sia l’aspetto che il sapore sono molto diversi. Per questo abbiamo chiesto a Paolo dell’Acquolina, chef dell’omonimo ristorante in Valdarno, la vera ricetta toscana del castagnaccio. Io che ho assaggiato il suo, l’ho trovato squisito. Onore al merito, c’è anche lo zampino della moglie Daniela che ha una vera specializzazione nel campo dei dolci!  Ecco cosa ci ha raccontato Paolo: “Prima di tutto si comincia dalla farina che deve essere la farina di castagne Perella autoctona della Toscana nelle zone del Pratomagno e del Mugello. Dopo averla macinata, va ripassata in forno e diventa di un colore scuro, quasi marrone. Poi si mette a stemperare con un po’ d’acqua e un goccio d’olio. Alcuni ci mettono  il latte ma io consiglio l’acqua, perché aggredisce meno la castagna. Il castagnaccio di base è farina, olio e rosmarino. Il rosmarino è fondamentale, tanto è vero che ad Arezzo dove il castagnaccio si chiamava baldino e si vendeva per strada come street food,  questa era la ricetta ma con molto rosmarino. Poi si possono aggiungere pinoli, uvetta,  noci. L’ uvetta andrà prima messa a bagno. Fondamentale è un pizzico di sale. In realtà il castagnaccio era un dolce dei poveri in cui solo  quelli più abbienti aggiungevano  altri e più costosi ingredienti. Sciogliere nell’impasto un po’ d’olio, acqua quanto basta; poi ci si annegano uvetta, pinoli e noci.

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Anziani ora si diventa a 75 anni

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Finalmente il recente Congresso Nazionale della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria  ha stabilito che si diventa anziani a 75 anni. Ormai da tempo a tutti i livelli veniva riconosciuto che la popolazione di oggi di un paese con sviluppo avanzato,  sta mediamente bene, non soffre di malattie invalidanti e, soprattutto,  il fine vita  si è spostato molto più in là.  Molti, pur essendo andati ufficialmente in pensione, continuano a lavorare magari in un settore diverso e i liberi professionisti veleggiano felici oltre i settantacinque.

Però mancava questo riconoscimento ufficiale della scienza. Fino a pochi anni fa, a sessantacinque anni era come tutto finito: niente più lavoro e, soprattutto, poca forma fisica. Abolito ogni tipo di sport, rimaneva la passeggiatina  sottobraccio al coniuge in genere la mattina. Così mi ricordo con dolcezza facevano  anche i miei genitori. Ma tutto ciò oggi è impensabile.  Adesso incontro donne e uomini over 65 con un fisico invidiabile  che fanno sport e che sembrano più felici.

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Rosanna Lambertucci, La Nuova Dieta 4 più 1 – 4 più 1

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E’ arrivata in libreria la nuova dieta di Rosanna Lambertucci, giornalista, scrittrice, autrice e conduttrice di programmi televisivi  e radiofonici.  Come sempre Rosanna ci sorprende e ci convince perchè non solo ci aiuta a dimagrire ma pensa al nostro benessere psicofisico.

E’ un po’ come se l’autrice fosse una di noi perchè riesce a focalizzare non le malattie ma i tanti piccoli disturbi che accompagnano la nostra vita come la stanchezza eccessiva, il mal di testa, la pancia gonfia, l’intestino che non funziona come dovrebbe.  In prima pagina c’è una sorta di sottotitolo: per dimagrire, per rigenerare, per depurare. La prima cosa che mi ha colpito è come ha spazzato via i vecchi capisaldi di quasi tutte le diete in circolazione: niente proteine né di carne né di pesce.  In questo viaggio l’ha accompagnata il dott. Corrado Pierantoni endocrinologo e nutrizionista clinico. La dieta dura trenta giorni ed è divisa in tre fasi di dieci giorni ciascuna: depurazione, reinserimento e fase di recupero. Conoscendo noi donne spesso poco costanti nel seguire regimi alimentari troppo restrittivi, Rosanna ci lascia la possibilità di seguire anche soltanto la prima fase di depurazione che sarà comunque utile per disintossicare il nostro organismo e migliorare le funzioni del fegato, la digestione dei cibi e il loro assorbimento migliorando così le capacità intestinali. Ogni fase della dieta consiste in  4 giorni ovo-latto-vegetariani seguiti da un giorno vegano ed è, come sempre,  spiegata giorno per giorno con l’aiuto  delle ricette dello chef Fabio Campoli.

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Italia sconosciuta: la Pieve di Gropina.

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Per chi pensa a un fine settimana in  giro per la Toscana tra Arezzo e Firenze, c’è  una visita da non mancare in un luogo magico e decisamente nascosto: la Pieve di San Pietro a Gropina, costruita sulle pendici del Pratomagno a pochi metri dalla Via Setteponti,  l’antica Cassia Vetus. E’ delle più importanti pievi romaniche della Toscana. Un  tempo qui sorgeva un antico tempio pagano dedicato a Diana. Da scavi eseguiti negli anni ‘60, si è scoperto  che venne edificata su una precedente pieve longobarda dell’ottavo secolo.  La troviamo citata per la prima volta da Carlo Magno quando fu donata alla diocesi di Nonantola nel 780 d.c. La facciata è severa, costruita in pietra arenaria locale, tutte pietre squadrate e ben allineate.  L’interno è affascinante : la navata centrale è snella e slanciata ed è divisa dalle due navate laterali,  da dieci colonne  a destra e dieci sinistra con incredibili capitelli che raccontano antiche e inquietanti storie di guerra con  i cavalieri templari a cavallo , di animali  con le lotte tra leoni e tigri o le aquile con le loro prede tra gli artigli  e ancora  la scrofa che allatta i suoi quattro maialini mentre un lupo divora una pecorella. Insomma una specie di bestiario medievale che lascia  i visitatori affascinati.

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ABC del vino e dell’olio.

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Quando andiamo al ristorante e portano la carta dei vini, c’è sempre uno dei commensali che si autoproclama un esperto. Ovviamente è sempre un uomo. Consiglio a entrambi, uomini e donne,  di comprare questo libro “ABC del vino e dell’olio”, Bibenda Editore, che è in vendita on line. Magari come un insolito regalo di Natale. L’inizio è dedicato a come viene fatto il vino: si parte dal mosto per arrivare alla fermentazione alcolica, poi a quella malolattica che avviene nella primavera successiva alla vendemmia e infine viene spiegata la vinificazione e la maturazione. Ma veniamo alle curiosità che  interessano i profani. Lo sapevate che, nonostante il vino sia composto per più dell’80% da acqua, in ogni bicchiere di vino ci sono più di 600 sostanze diverse?  Il vino viene sempre degustato tenendo il bicchiere a calice per il gambo, senza mai toccare con la mano la parte superiore del bicchiere perchè questo contatto cambierebbe la temperatura del vino alterandone il sapore. Il discorso della temperatura è molto interessante. Molti noi, per esempio, d’estate amano il vino  bianco molto freddo, anzi alcuni  mettono nel bicchiere il ghiaccio, cosa assolutamente da evitare.

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