Declino demografico. Attenti alle parole!

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Sono di pochi giorni fa una serie di articoli apparsi sulla stampa a seguito della pubblicazione dei dati diffusi dall’ISTAT sul declino demografico del paese. Mi ha molto stupito come e quanto i maggiori quotidiani abbiano usato la parola ‘vecchi’. Italia un paese per vecchi, o qualcosa di molto simile, è stato il titolo più diffuso. Io penso che la parola ‘vecchio’ in questo contesto abbia un’accezione negativa inaccettabile soprattutto in quanto collegata al declino italiano. Vecchio nel senso che non produce più ed è spesso colpevole di generare disoccupazione nei giovani e ancora di più di caricare su di loro un debito fuori misura.  Contesto l’uso della parola vecchio che ormai è stata da molti  cancellata a favore di anziano. Anche le età infatti hanno cambiato nome. I geriatri nel loro congresso nazionale dello scorso anno, hanno stabilito che si diventa anziani a 75 anni.

Un 65enne di oggi, sembra infatti che abbia la forma fisica e cognitiva di un 40-45enne di 30anni fa e i dati demografici hanno confermato che in Italia l’aspettativa di vita è aumentata di 20 anni rispetto alla prima decade dell’800. Abbiamo intervistato Enrico Oggioni, presidente di Osservatorio Senior. Ecco cosa ci ha detto. “L’uso della parola vecchio è non solo improprio ma anche non gradito ai diretti interessati. I demografi usano sempre più il termine giovani anziani per coloro che hanno un’età che va dai 65 ai 75 anni. Storicamente il termine vecchio è stato accostato ad una situazione di declino, dipendenza e inattività ma oggi quella condizione non è più reale. Fin dalla pubblicazione del mio primo libro nel 2012, ho sempre usato la parola senior che, a livello internazionale, era già adottata. Comunque dal punto di vista terminologico si continua ad usare il termine anziano. Si è grandi anziani dopo gli 85 anni. Oggi sul mio sito ho pubblicato un’intervista a due geriatri che hanno fatto questa importante differenza: quello che conta non è l’età biologica ma la fragilità, il vero anziano è quello che risulta fragile.” Molto, molto vero.

 

 

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