I MATRIMONI CHE DURANO

grifoni 3.jpg
0
0
0
s2sdefault

Secondo gli ultimi dati Istat, le separazioni e i divorzi sono in netto calo: nel 2012 sono infatti scesi rispetto all'anno precedente rispettivamente dello 0,6 e del 4,6. Alcuni dicono a causa della crisi. La durata media del matrimonio al momento dell'iscrizione a ruolo del procedimento risulta pari a 16 anni per le separazioni e a 19 anni per i divorzi. I matrimoni più recenti durano però di meno. Confrontando i matrimoni celebrati nel 1985 con quelli del 2005, le unioni interrotte dopo sette anni da una separazione sono raddoppiate, passando dal 4,5% al 9,3%. Ma la novità è che sono sempre più numerosi gli studi sulle coppie che durano.

Super esperto della materia Johannesburg Gottman, psicologo dell'Università di Washington, che individua nella disponibilità ad ascoltare l'altro e a condividere i suoi stati d'animo uno dei fattori fondamentali per la durata della coppia. Gentili ed empatici, ecco le parole chiave che dovremmo tenere a mente. In realtà forse la scena più comune tra coniugi di lungo corso è un’abitudine al battibecco su piccole cose quotidiane e una forte incapacità all'ascolto dell'altro. La regola è piuttosto essere distratti davanti alle richieste di attenzione, di condivisione anche di piccoli bisogni emotivi, apparentemente trascurabili. Ci si risponde appena, a volte anche con sgarbo e ci si allontana quasi in fretta. Un altro studio che mi ha colpito è quello dell'università di Denver in cui si sottolinea l'importanza di avere dei progetti comuni, di darsi degli obiettivi, la capacità di rinnovarsi e crearne sempre di nuovi. Ma, sempre secondo l’Istat, l’Italia è fatta di piccoli comuni. Su un totale di 8100, il 72% dei comuni è sotto i 5000 abitanti. E allora per sapere come vanno le cose in provincia mi sono rivolta al dott. Franco Grifoni medico di medicina generale in un paese della provincia di Arezzo, da 35 anni in mezzo vicino alle famiglie, psicologo e fratello maggiore di 2000 persone, come lui stesso si definisce. Dice il dott. Grifoni: “Qui c’è ancora uno stile di vita in cui all’interno della coppia c’è comprensione e possibilità di vivere la vita quotidiana con meno individualizzazione. Ci sono obiettivi da portare avanti, soprattutto di tipo familiare come educare i figli o affrontare problemi economici. Inoltre, rispetto a realtà più evolute, c’è un forte senso di responsabilità reciproca, obiettivi seri da raggiungere e da mantenere, anche se il sacrificio viene vissuto singolarmente. Si rimane insieme finché i figli non sono cresciuti e poi inseriti professionalmente. Poi si aspettano i nipoti. L’idea di mollare tutto, perché qualcosa non va, non c’è, non davanti a un momento di disagio o di difficoltà. Forse, e mi ci metto anch’io, siamo una generazione meno propensa a mollare. Sono sposato da 34 anni e, oltre alla famiglia, ci hanno unito condivisioni di cultura ed esistenziali a cui devo aggiungere… una buona dose di sopportazione reciproca. Un altro elemento importante è riuscire a parlare. Con il dialogo riesci a colmare tanti vuoti. La gente ha bisogno di sentirsi ascoltare, lo dico come medico, perché la solitudine è quella che fa male e può, a volte, anche uccidere. L’importante è non ossessionarsi reciprocamente, per esempio con la gelosia, non stare troppo con il fiato sul collo del coniuge, lasciargli la sensazione di avere la propria autonomia e muoversi liberamente all’interno della coppia”.

Anita D’Asaro
23 settembre 2014