'ANCORA GIOVANI PER ESSERE VECCHI'

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Ho trovato molto interessante questo libro uscito da poco e che ho comprato in allegato al Corriere della Sera. E’ un’intervista a Carlo Vergani, uno dei maggiori esperti italiani di problemi relativi al processo biologico dell’invecchiamento, condotta a ritmo incalzante da Giangiacomo Schiavi, vicedirettore del Corriere della Sera. L’inizio ‘Invecchiare in una società che invecchia’ , non è proprio incoraggiante: un milione e seicentomila persone in Italia che non vivono ma sopravvivono, i cosiddetti ‘anziani fragili’ scomparsi dal radar della società civile e una famiglia su dieci che deve affrontare l’emergenza di una persona non autosufficiente.

Si esamina subito dopo il problema della salute, delle cure, dello Stato che non ce la fa. Ma il professor Vergani ci rassicura: “Il numero degli anni trascorsi in buona salute cresce in parallelo con la longevità. L’unico motivo di preoccupazione è costituito dalla struttura della spesa sbilanciata a favore della componente dei malati acuti, a danno dell’assistenza di lungo periodo verso la quale si rivolgerà in futuro la domanda della popolazione”. E aggiunge: “La letteratura scientifica parla anche di ridefinire le età della vita e chiama ‘giovani vecchi’ i soggetti di età compresa tra i sessantacinque e settantacinque anni; i vecchi sono invece quelli tra i settantacinque e gli ottantacinque e gli over ottantacinque sono i grandi vecchi”. Il professor Vergani ci dà degli ottimi consigli: “L’anziano deve pensare in positivo, deve sottrarsi dalla tirannia del ‘normale’ frutto delle ideologie prevalenti in una società malata di ageismo che squalifica la persona in base all’età, così come il razzismo la squalifica in base al colore della pelle”.
Sul Messaggero di domenica 2 novembre è intervenuto su questo tema il professor Romano Prodi con un articolo il cui titolo è: ‘L’aumento degli over 65 è una risorsa non un peso’. Il professor Prodi, dopo aver sottolineato che l’invecchiamento della popolazione e il basso indice di natalità sono un problema comune a tutti i paesi ad alto reddito, ci annuncia che ben presto oltre a Spagna, Giappone e Germania che hanno caratteristiche demografiche molto simili alle nostre, saranno almeno un’altra decina i paesi che avranno i nostri stessi problemi di anzianità demografica. E a questa nuova situazione , così diversa dal passato a cui eravamo abituati , bisognerà rispondere con delle politiche adeguate. “Contrapporre giovani e anziani non è interesse di nessuno e fa male a tutti. Un paese al passo con i tempi ha bisogno dell’intraprendenza dei giovani e dell’esperienza degli anziani” conclude Romano Prodi.

Anita D’Asaro
4 novembre 2014