LA GUERRA E LE BAMBINE

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Il 10 Giugno 1940 l’Italia entra in guerra. Da un balcone di Palazzo Venezia a Roma Mussolini  detta l’annuncio in una piazza gremita ed esultante: “Vinceremo, Vinceremo!”. E’ la fine di una stagione felice per sedici bambine che oggi, diventate nonne, raccontano la loro esperienza in un libro affinché i loro nipoti possano ricordare un periodo tragico della loro vita. Le bambine quel giorno non sanno, non possono sapere che incombe su di loro la più grande catastrofe del mondo moderno. Oggi hanno riunito i loro ricordi,  ormai nonne si ritrovano bambine, ci raccontano di Roma bombardata.

Ci parlano della voce di Radio Londra, delle canzoni di Lili Marlene, di bombe scure che solcano il cielo, di cantine umide per ripararsi. Cosi Maria Spadafora scrive: “I miei ricordi cominciano quando la guerra era quasi alla fine: sentivo i cannoni  da lontano e mi sembravano tuoni, ma il nonno mi diceva che c’era una battaglia in lontananza ed io avevo paura, mi rassicurava il fatto che appena suonavano le sirene si correva nel rifugio, la mia nonna che era sicura che avremmo perso la guerra, si portava un libro in inglese per fare esercizio. Un giorno sul lungotevere sentimmo le sirene, ci buttammo a terra e subito dopo un rumore di aerei che scendevano in picchiata e quando alzai gli occhi vidi, in lontananza, cadere dal cielo degli oggetti neri. Li guardavo affascinata, non sapendo che erano bombe e stavano distruggendo San Lorenzo! La morte era sempre presente nelle nostre vite!”.
Agata Piromallo scrive: “Allo scoppio della guerra avevo cinque anni e il mio unico pensiero era quello di giocare, per cui quando cominciarono a cadere le prime bombe su Napoli, seguite dai fuggi fuggi nei rifugi d’emergenza, questo nuovo scenario mi apparve come un’insperata occasione di divertimento!”.
Maria Spadafora ricorda ancora: “Quando i tedeschi lasciarono Roma, la Mamma chiamò Michele (mio fratello) e me, salimmo in terrazza e ci accucciammo. Sotto la nostra strada passavano lunghe teorie di soldati, di armi, di carri. C’era l’oscuramento ma la Mamma spense le luci e vicini l’uno all’altro per non farsi vedere: I tedeschi se ne vanno, dovete guardare e ricordare, è un momento importante perché’ dopo forse ci sarà la pace! Sento ancore nelle orecchie il passo pesante e cadenzato di migliaia di tedeschi che passavano sotto la nostra terrazza. Li avevo visti orgogliosi e potenti e ora sconfitti e senza speranza li guardavo partire avviliti! In un giorno di sole suonarono tutte le sirene la gente venne fuori dalle case, dai negozi, tutti ridevano e si abbracciavano. E’ la PACE, è la PACE, non sapevo cosa fosse la pace, perché avevo solo conosciuto la guerra!

Ascania Baldasseroni
2 settembre 2014

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