ANCHE IO "SCARICATO" MA...RIPESCATO CELERMENTE

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Avrei dovuto capirlo, ma ho fatto finta di niente. Ogni anno, a Settembre, in un grande albergo sul Lago di Garda c’è la grande convention della mia ditta. Un evento importantissimo per me e per il mio lavoro. Ogni anno ho dovuto trascinarvi Claudia, la mia bella moglie da 25 anni. Lei si rifiutava di parteciparvi ed io per giorni perdevo tempo a convincerla e, una volta sul posto, Claudia non parlava con nessuno e, se poi parlava, mi prendeva in giro raccontando a tutti quanto ero pigro! Io le offrivo, per calmarla, tartine deliziose e champagne, ma appena ingurgitato queste cose sfiziose, ricominciava daccapo.

Quest’anno si è categoricamente rifiutata, ha puntato i piedi e ha detto decisamente di no. E pensare che questo per me è un anno difficile dal punto di vista lavoro e avevo bisogno di lei. Ci sono andato solo, tutti i colleghi mi hanno chiesto di Claudia, io ho schivato tutte le domande personali e finalmente domenica sera sono rientrato a casa. La casa era inspiegabilmente silenziosa. Ho aperto le camere, perfettamente in ordine e nessuna traccia di Claudia. Sul letto, in bella vista, un biglietto: “Basta non ne posso più. Sono anni che ti faccio da schiava, ora voglio riprendere la mia vita”. Non una parola di affetto, solo questo. Mi sono buttato sul letto disperato. Come avrei fatto senza Claudia? Io non so far nulla in casa. Era Claudia, sempre Claudia che mi accudiva. Io non sapevo nulla: mi sedevo a tavola dopo il lavoro e la mattina indossavo camicie pulite. Per una settimana ho dormito vestito e, tutto spiegazzato, sono andato in ufficio. Intanto piatti su piatti si ammucchiavano sul lavandino. Il pavimento della cucina era coperto da scivolose macchie di grasso e la mattina non avevo più camicie da indossare. La mia vita, che aveva ruotato intorno all’organizzazione perfetta di Claudia, ora perdeva i pezzi. Tutti in ufficio mi guardavano, mi facevano continue domande a cui io non rispondevo e quando tornavo a casa, mi stendevo sul divano che nel frattempo era diventato grigio, con un piatto take away cinese. Dopo due lunghissime, terribili settimane, un giorno mentre ero in lavanderia, dove avevo depositato un sacco pieno di camicie, una signora sconosciuta mi ha sorriso simpaticamente, aiutandomi a compilare i moduli. L’ho invitata a prendere un caffè e poi a casa. In un battibaleno mi ha rifatto il letto, pulito la cucina e mi ha ancora sorriso. L’ho guardata, ho visto la casa splendente, ho annusato odorini deliziosi che provenivano dalla cucina, l’ho abbracciata e capito che era la donna della mia vita. Grazie a lei ho ritrovato fiducia in me stesso e nel lavoro. Lei accudisce ai lavori domestici con un sorriso, non le importa niente di strusciare le mattonelle del bagno per ore ed ore. E’ felice cosi. Fortunatamente la mia disperazione è durata solo due settimane, ora sono felice con Anna, la donna della mia vita! Aveva proprio ragione mia nonna quando diceva: “Un uomo piange il primo giorno, poi si fa crescere la barba, ma il terzo si consola nelle braccia di qualcuna che è sempre pronta ad abbracciarlo pur di non stare sola!”.

Ascania Baldasseroni
1 ottobre 2014

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