IL MIO GATTO

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Stamattina ho aperto tutte le finestre. Era un caldo mattino di autunno. Il sole splendeva alto nel cielo e la luce entrava a fiotti dalle finestre spalancate. Mi sono seduta davanti allo specchio, il sole m’illuminava le spalle e, guardando il mio viso, ho gridato di orrore: mille solchi, mille rughette e gli occhi che erano grandi, oggi sono piccoli sotto le palpebre pesanti. Un vero campo di battaglia. Non mi riconosco più, chi sono diventata mi chiedo? Se mi vedo così, chissà come mi vedono gli altri? Fino ad ieri mi credevo giovane, ma ora guardo con certezza il mio viso disfatto e capisco che non lo sono più. Mi chiedo ancora: “Ma quand’è che smettiamo di essere giovani?”. Non mi sono mai posta il problema dell’età e del tempo che scorre.

Per me l’età è un numero, ma lo spirito, il pensiero, non sono misurabili. L’età è la conta minuziosa dei giorni che passano, la visione a senso unico degli anni che abbiamo vissuto, l’età ha solo un valore ufficiale. Il tempo invece, è la coscienza della vita che finisce. Il tempo ha scandito le varie età che ho vissuto, le varie tappe della vita che è passata veloce e mai approfondita. Mi viene in mente il liceo e Cicerone che dice che la vecchiaia è l’età della saggezza. Elencava i vari doni dell’età avanzata: saggezza, tranquillità, desideri sopiti. A quell’epoca ci passavo oltre considerandolo noioso, ma oggi m’interrogo guardandomi allo specchio: non sono certo tranquilla, ma ho l’esperienza.
Le mie rughe sono la vita che mi è passata veloce sulla faccia. Mi guardo indietro e mi vedo giovane, insicura,inesperta arrancare nel mondo, inebriata di vita; quante cose sono successe e quante poche cose ho imparato. Cicerone parla della saggezza ma chi veramente mi ha insegnato ad essere saggia è il mio gatto. Lo vedo felice, nella sua cesta a godere del calduccio del sole. Lui non pensa al tempo che scorre, lui gode del momento, della felicità di sdraiarsi al sole, di essere accarezzato da me che lo vedo così contento. Per non aver paura del tempo che passa bisogna accettare l’esistenza cosi com’è, proprio come fa lui che mi guarda di sottecchi aspettandosi una grattatina. Lui si struscia sulla mia gamba, facendo le fusa e non pensa che è passato un giorno, non pensa che la notte si sta avvicinando. Vive sempre nel piacere del presente. Lui pensa ad oggi, ad ora e per me è una grande lezione: noi ci immergiamo nel tempo, lo reinventiamo, lo lasciamo scorrere. E questo scorrere ci rende tristi. Il mio gatto è felice ora, non si preoccupa del domani. Mi guarda, facendo una capriola ed io capisco che per non invecchiare devo fare come lui, vivere nel momento, non preoccuparmi delle mie rughe, del tempo che ormai si è ristretto. Non è il corpo a decidere quando smettiamo di essere giovani, ma l’anima. Il mio gatto mi ha insegnato la saggezza di vivere e da lui ho imparato che solo l’oggi è importante e cosi non ho paura del domani.

Ascania Baldasseroni
18 novembre 2014

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