PAPA' HA UNA RAGAZZA

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La mamma ci ha lasciati cinque anni fa. La sera era felice accanto al fuoco in campagna, la mattina dopo non c’era più. Io ero in America per un master e sono corsa a Roma per aiutare papà. I miei genitori avevano avuto una vita bellissima, un amore esclusivo li legava da anni,un grande esempio e una grande invidia per me che mi dibattevo sempre in amorazzi di poco conto. A Roma ho trovato papà devastato. Si aggirava perso nella grande casa, e alla sera si rinchiudeva nel suo studio dove si era fatto portare un letto. La camera matrimoniale restava sempre chiusa. Sbatteva la porta dello studio senza una parola, senza augurarmi buonanotte. Io ricacciavo le lacrime e mi rinchiudevo in camera.


Così passavano gli anni, sempre uguali, sempre tristi,sempre vuoti. Io non ero più tornata in America, pensavo che il mio dovere fosse quello di restare vicino a papà e cercare di aiutarlo. Mi aggiravo nella casa vuota, piena di silenzi, cercando di trovare un modo per sopravvivere, per recare un po’ di gioia a mio padre. I fine settimana poi erano orribili, partivamo in silenzio da Roma per arrivare ad una casa che un tempo era stata allegrissima, dalle grandi finestre che lasciavano intravedere colline fiorite, e viali dai grandi cipressi.
Anche questa casa era desolata, nessuno metteva i fiori nei grandi vasi in salotto,io mi piazzavo in un salottino minuscolo e aprivo i cassetti e li richiudevo senza cercare niente. Mio padre era in giardino che cercava di estirpare le erbacce. Il nostro dolore era sempre lo stesso, accompagnato da un grande senso di vuoto e da un’infinita tristezza. Un giorno a Roma, il telefono comincia a squillare: E’ Ingrid, un’amica più giovane della mamma. E’ a Roma per un anno scolastico, infatti insegnerà teatro all’Accademia. Con grande sforzo la invitiamo a pranzo.
Quando la porta si apre una ragazza, non bellissima abbraccia papà. Io la guardo con sospetto, non mi piacciono i suoi modi allegri e familiari, non mi piace che abbia abbracciato cosi calorosamente papà. Sembra giovane ma io so che non lo è perché era leggermente più giovane della mamma e odio ancora di più il suo aspetto quasi da ragazza. Mio padre invece non le stacca gli occhi di dosso. Non l’ho mai visto così, è trasalito vedendola e ora è allegro e anche ride.
Io l’ho odiata subito, ho odiato la sua vitalità, la sua energia, il suo successo. Da quel giorno Ingrid è entrata nella nostra vita, con grande allegria, raccontava storie divertenti a papà, era sempre informata su tutto. Io non sopportavo la sua presenza, e non perdevo occasione per renderle la vita complicata. Un giorno in campagna, mise il suo computer nel salottino della mamma, non ci vidi più. Lo scaraventai a terra urlando come una pazza. Ingrid mi guardava in silenzio con i suoi grandi occhi blu, quando apparve mio padre che gelido mi apostrofò: Raccatta quel computer, Ingrid può usare qualunque stanza di questa casa perché è la donna a cui voglio bene e con cui intendo vivere.
Farai bene a diventare sua amica perché sarà la padrona di casa, Ingrid mi da’ gioia e non toglie nulla a nessuno. Dopo quelle parole, in silenzio, ho prenotato un volo per Boston.

Ascania Baldasseroni
13 ottobre 2015

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