POSSO PERDONARE UN TRADIMENTO?

0
0
0
s2sdefault

Sono nello studio del medico. Aspetto l’esito delle ultime analisi. Fuori la pioggia batte rumorosa sui vetri, ed io rabbrividisco stringendomi forte le mani ,nascoste sotto la sciarpa. Chiudo gli occhi e penso ai mesi appena trascorsi. Penso a quella mattina di primavera, quando sono entrata nel bagno e sono inciampata nel cellulare di mio marito. Le finestre erano aperte, fuori le rondini si rincorrevano gioiose, ed io per divertimento ho aperto il telefono e ho cominciato a leggere i suoi messaggi che stranamente erano tutti conservati. Ripenso al freddo che mi saliva al cuore, non ci potevo credere, erano messaggini divertenti ma pieni di allusioni. Rimango impietrita: mio marito ha un’altra.


Con foga comincio a leggerli tutti e il gelo m’invade sempre di più. Scopro che sono andati ad Amsterdam, a Parigi e anche a Gerusalemme. Altro che noiose trasferte di lavoro, dove ci s’incontra solo per parlare di lavoro e sempre di lavoro. Altro che stanchezza dovuta a lunghe riunioni, mai una cosa piacevole, mai uno svago, il lavoro aveva sempre il sopravvento. I messaggini erano allegri, gli dava appuntamento sul ponte firmandosi Elettra, si ritrovavano a Gerusalemme e lei si chiamava Sara, poi Clitennestra. Morivo di gelosia, volevo sapere di più, quanti anni aveva, chi era, cosa faceva. Non ci potevo credere ed io, questa volta, novella Mata Hari mi sono messa in moto per scoprire la loro storia.
Lui, il mio caro marito da trent’anni, mi riempiva di bugie con la sua stanchezza e le sue trasferte all’estero fasulle. Lo affronto appena entra in casa, voglio sapere, voglio spiegazioni. Lui con aria da cane cocker, mi dice che è una storia senza importanza, è una ragazza giovane solo un attimo di crisi. Dopo tanti anni di matrimonio non è certo il caso di buttare tutto all’aria. Io lo ascolto, sempre con il solito freddo al cuore, sono sconvolta anche dalla paura di rimanere sola, non voglio un cambio radicale della mia vita anche se ho perso la fiducia per il mio compagno di una vita. Non dico niente, lo guardo trattenendo le lacrime, e accetto il compromesso. Da quel momento comincia il mio inferno. Anche senza volerlo mi trasformo in un detective, comincio a pedinarlo, lo spio dal momento in cui si alza, al momento che va a letto. Scivolo in bagno con le sue camicie, le guardo attentamente, le annuso.
Lui non fa molto per nascondere questa relazione, lascia tracce senza pensarci molto ,lei in ogni momento lo cerca, gli invia messaggi per farlo uscire di casa. Io ho accettato questo atroce compromesso,mi imbottisco di antidepressivi e non penso ad altro che a pedinarlo. La notte non dormo anche se abbiamo stanze separate. Il tempo passa e anche la mia salute. Facendo il bagno mi scopro un nodulo al seno e la mia vita e i miei pensieri vengono completamente stravolti. Faccio la chemio e, orrore degli orrori, anche una mastectomia. Mi dico ormai non avrò più chances con mio marito. Invece lui, carinamente mi sta vicino con amore e tenerezza. Ormai non ho più la forza di frugare tra le sue camicie, cercare il suo cellulare, non so se la vede ancora. L’unica cosa che so è che ora sta con me.
Ed io distrutta dalle terapie capisco che niente è più importante della vita. Mi rimprovero di tutte le forze sprecate nel pedinarlo, di tutte le notti insonni a escogitare una vendetta .Mi dico, avrei dovuto sedermi sulla riva del fiume e aspettare,invece di prenderla con tanta rabbia. Penso anche, beate le nostre madri che fingevano di non sapere, erano le regine della casa e questo per loro era la cosa più importante, amate come padrone di casa e rispettate fino alla fine dei loro giorni. Noi invece vogliamo sapere tutto e paghiamo amaramente questa nostra consapevolezza. Mi dico anche, stremata dalla malattia: val la pena perdonare un tradimento ?

Ascania Baldasseroni
10 novembre 2015