IL PROFILO DA UCCELLO DI DIANA VREELAND

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Diana Vreeland, capricciosa e onnipotente, famosa direttrice di Vogue e Harper’s Bazaar, elargiva consigli e critiche dalle pagine delle due famosissime riviste. Nessuno sfuggiva alle sue critiche, licenziava le segretarie perchè facevano troppo rumore con i tacchi alti, invitava a mettersi dei fiocchi scuri come braccialetti, era veramente l’icona della Moda degli anni sessanta/ottanta. Diana, nasce a Parigi da padre scozzese e da madre americana. Una bambina bruttissima in una famiglia di belli. Le madri a volta sono orribili, la sua non la volle vedere, tanto era bruttina.

Sua sorella Alexandra, un fiore, una bellezza celestiale, un piccolo cherubino fin da piccola, la perfezione assoluta. Mio Dio quanto Diana ha sofferto di questo terribile paragone, tutti belli in famiglia e lei? un errore bizzarro, al punto che sua madre americana cinguettava con il suo accento strascicato: “peccato che tu sia riuscita cosi male!”.
Le madri, possono essere terribili, ma Diana non volle più sentire critiche, e uscita di casa e si è detta basta una volta per tutte, mai più guardare con invidia le altre, le belle e la sua rivoluzione è partita da li. Ha stretto i denti e si è tirata all’indietro i suoi radi capelli corvini, il naso da uccello è uscito fuori completamente, dominando la faccia tirata, dagli occhi sporgenti. Ha dipinto le labbra sottili di un rosso sfacciato, ha esibito un portamento eretto su un corpo ossuto, l’unico accessorio una rosa fra i capelli.
E così Diana Vreeland è diventata una musa, l’icona di stile più famosa del mondo: ”lo stile te lo costruisci, lo stile va oltre la moda, i difetti diventano pregi, e mai nascondere i difetti, anzi li devi accentuare, non bisogna mai essere banali, copiare gli altri, bisogna solo innovare, la bruttezza non esiste, mai farne dei drammi, i difetti devono diventare il tuo stile”. Si faceva sempre fotografare di profilo: un uccello, un’aquila sublime! “Esagera, inventa”, questo è il suo motto.
La sua vita è stata cosi. Quando conobbe suo marito, il suo grande amore, campione di golf, lei che non aveva mai tenuto una mazza da golf in mano, fece finta di essere bravissima e, sul campo, si presentò con un braccio fasciato facendo finta di averlo rotto, e quindi lo avrebbe solo accompagnato. Poi si sposarono e viaggiarono per il mondo fumando lunghe sigarette su una Bugatti foderata d’ermellino.
Fu la storica, famosissima direttrice di Vogue e di Harper’s Bazaar e la sua rubrica: Why not divenne la rubrica più famosa del mondo. Elargiva consigli: “lavati sempre i capelli con lo champagne, indossa grossi guanti di lana viola, rivesti i sedili della tua vecchia macchina con la pelliccia di un giovane alce”. Amava soprattutto il colore e questo era un suo dono eccezionale e non si accontentava mai. Voleva il verde e bisognava smontare un biliardo, amava soprattutto il rosso che chiamava il giardino dell’inferno.
"Il colore dipende dalla tonalità e quindi mai e poi mai accontentarsi della tonalità che tu non giudichi perfetta, mai accettare banalità. Il rosso sarà il grande chiarificatore, brillante e purificatore e anche rivelatore”. Diceva: “Non mi stancherò mai del rosso, sarebbe come stancarsi di chi si ama, non mi stancherò mai del mio profilo”. Anche se questo profilo mostrava un lunghissimo naso d’aquila e una bocca sottile rosso incandescente.
Diana Vreeland era di una bruttezza infinita, ma di una personalità incredibile. Negli anni trenta vedendo Hitler gli disse: “Si tolga quegli orribili baffetti da bottegaio, sono proprio sbagliati”.

Ascania Baldasseroni
1 dicembre 2015