IL COLOMBIANO

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Ero ancora sposata quando l’ho visto. Spiccava nella folla bionda di un garden party, a Berlino. Era estate e i prati verdissimi luccicavano sotto un cielo privo di nuvole, gli invitati si precipitavano al tavolo del buffet in una folla variopinta, si urtavano per accaparrarsi i wurstel abbrustoliti. Lui invece stava in disparte, bruno lucido con la testa brillante e i baffetti sottili. Lui non si mescolava agli altri, aveva una sigaretta in bocca e l’aria annoiata. Io lo guardavo affascinata, era bello, soprattutto era diverso da tutti quelli che conoscevo. Il suo esotismo m’incuriosiva.

Mi sono avvicinata e ho scoperto che era nato a Bogotà, era appena arrivato a Berlino ma sarebbe ripartito per Roma, dove viveva , il giorno dopo. Sono tornata a casa pensando a lui, ho guardato attentamente mio marito, vedevo il suo ventre, gonfio di birra, il suo collo infilato nelle spalle cadenti e i suoi capelli radi e senza colore.
Il sudamericano mi riempiva gli occhi, e il mio respiro si faceva affannoso, quando pensavo a quella testa scura, così nuova, cosi esotica. I giorni sono passati, si sono rincorsi in mesi e poi in anni. Mio marito mi ha lasciata, una ragazzina bionda e giovane è entrata nella sua vita. Io mi sono trasferita in Italia, vicino a Firenze. Un giorno a Roma l’ho rivisto, era ancora bellissimo, alto sottile con i baffetti leggermente brizzolati.
Il mio cuore si è fermato quando gli ho rivolto la parola. Lui non si ricordava di Berlino, non ha neppure fatto finta di ricordarsi di me, mi ha tempestata di domande, dove vivevo, che genere di casa era la mia, una villa o una colonica. Mi faceva tutte quelle domande con gli occhi socchiusi, io lo guardavo e il cuore mi batteva forte.
L’ho invitato per il fine settimana, lui ha accettato senza pensarci due volte, mi ha detto anche che il mio paesino era vicino a quello dove era sepolto suo figlio che si era suicidato in circostanze misteriose. E’ arrivato un sabato mattina e non è più ripartito. Aveva la sua camera, ma questo non gl’impediva di comandare le persone di servizio e ordinare una serie di cose a me che mi precipitavo a comprarle. Ha cominciato poi a chiedermi soldi, prima piccole cifre, poi sempre pù’ grosse.
Mi chiedeva e otteneva da me tutto. A parte questo eravamo anche felici, partivamo per la casa al mare ed era bellissimo passeggiare sulla spiaggia per ore. Al mare eravamo felici, ma una volta tornati alla villa, ricominciava con le sue richieste assurde ed i suoi malumori. Un giorno, mi sono accorta, che con grande astuzia, era entrato nel mio conto in banca e mi aveva soffiato una grande somma di denaro. Questo da buona tedesca non lo potevo sopportare, ho urlato e l’ho cacciato. Da allora lo piango, e sono ormai più di due anni che non lo sento.
Ogni giorno aspetto la sua telefonata, non devo essere io a chiamarlo, però, se lui mi chiama, lo accoglierò, gli accarezzerò quei capelli ridicoli, tutti impomatati, quasi fossero lisciati da una mucca, passerò sopra al fatto che e’ un po’ ridicolo, perchè ho voglia di lui, del suo profumo che mi ricorda i matador, lui mi fa sognare e nella mia solitudine ho bisogno di sogni.

Ascania Baldasseroni
12 APRILE 2016

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