L'ANELLO RITROVATO

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Frugavo in un cassetto, era colmo di tutto, bottoni vecchi, nastri colorati, mozziconi di candele e anche qualche santino. Non ero a casa mia, ero in casa di una mia amica, i cui nonni erano morti in un campo di concentramento. So che non avrei dovuto frugare nei cassetti degli altri, ma avevo bisogno di un ago e di un paio di forbici e quindi, da maleducata, mi ero messa ad aprire i vari cassetti. In mezzo al disordine ho visto un anello legato ad un cartoncino bianco. L’ho preso ,con il cuore in gola e il respiro affannato.

Era un anello di ferro arrugginito, con una pietra da quattro soldi tutta sbrecciata. L’ho tirato fuori con curiosità era di ferro scuro, molto largo e attaccato ad un cartellino bianco con scritto: anello di Amos che sarà sempre mio amico. Non riuscivo ad immaginare chi fosse Amos, non sapevo se quella calligrafia fosse della nonna della mia amica, oppure di un altro. Ho tirato fuori con trepidazione quell’anello e l’ho guardato attentamente. Quell’anello mi guardava e mi parlava, mi raccontava la sua storia ma al tempo stesso mi mandava un messaggio di speranza.
Quell’anello mi parlava di una tristezza immensa ma anche di grande bellezza. Quell’anello aveva fatto un viaggio dell’orrore ed era approdato a Firenze, in un cassetto pieno di storia e di vita. Quell’anello sarà stato forse un anello di fidanzamento, comunque un pegno d’amore che era sopravvissuto all’orrore. Mi sembrava che l’amore parlasse ancora attraverso quell’anello, con la sua fiera dignità anche da un luogo dove dignità e amore sono diventati per milioni di persone, concetti senza senso. E ho immaginato Amos che cercava di inviare un segno, un ricordo, una speranza. Della sua speranza, un giorno sarebbe ritornato e avrebbe raccontato la sua storia. Avrebbe recuperato quell’anello, se lo sarebbe messo al dito, avrebbe abbracciato la sua famiglia, contento di essere sopravvissuto all’orrore.
Ho dato l’anello ad un amico che lo conserverà per sempre, si sarà detto, fino al giorno che sarò io ad indossarlo. Allora potrò raccontare ai miei nipoti quest’immensa tragedia. Amos non è sopravvissuto, la tragedia la incontriamo ancora oggi tutti i giorni e l’uomo continua a compiere orrori come se quelli del passato non fossero mai esistiti. L’anello mi guardava, era brutto, era di ferro arrugginito, ma in quell’anello ho sentito solo un grido di speranza, nella tragedia puoi trovare la speranza. Quest’anello arrugginito mi diceva che tutti noi abbiamo un luogo, un oggetto per noi prezioso da dove ripartire e che ci aiuta, nella nostra solitudine, a sopravvivere.

Ascania Baldasseroni
14 giugno 2016 

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