Salute e benessere

FRATTURA OSSEA

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Il termine frattura risuona come un terremoto nella mente, evocando le paure più antiche e profonde.  Frattura vuol dire perdita di autonomia e, anche se solo per un periodo limitato, per un over, può significare  il timore  di non riuscire a riabilitare  in tempi brevi la zona del corpo, immobilizzata per  molti giorni, scatenando angoscia.

Frattura può voler dire dipendenza, incapacità a muoversi nello spazio come si vorrebbe, ma può voler dire anche, di contro, tanto tempo per pensare. I pensieri che si rincorrono nella mente di un over, che non può  vivere nella sua routine rassicurante,  sono spesso negativi e  incidono sul tono dell’umore in modo invalidante. L’over che ha la fortuna di avere una rete familiare di supporto può essere avvantaggiato nel sentirsi meno solo, ma, ove non ci fosse, l’assistenza rappresenterebbe  un problema  e il rischio depressivo sarebbe maggiore. Frattura è una spaccatura che va ricucita   con tempo e pazienza, affinché si ricostruisca   la ferita subita,  che evidenzia la fragilità con cui l’essere umano convive e l’over ancor di più. A volte anche una caduta banale può produrre danni che sembrano cancellare la  costruzione faticosa di una strada dignitosa, autonoma ed efficiente, al punto di  far svanire  quella qualità necessaria all’essere umano che si chiama resilienza. 

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Nessun Dorma…..

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Il sonno degli over a volte è un sonno breve o  frammentato, con difficoltà di addormentamento o con risveglio precoce. Importante sarebbe svegliarsi riposati, indipendentemente dalle  ore di sonno, ma spesso un senso di stanchezza è avvertito, al punto di indurre l’esigenza di un riposino pomeridiano, che se, da una parte, è rigenerante, dall’altra,    produce difficoltà di addormentamento notturno. Nel periodo in cui è in vigore l’ora legale, poi, si può ancor di più modificare il ritmo circadiano, del sonno-veglia, rendendo faticoso  il risveglio mattutino. La qualità del sonno è messa a repentaglio da molti fattori, non tutti individuabili, per cui può essere utile qualche piccolo accorgimento per garantirsi un riposo adeguato, come, per esempio, cercare di camminare durante le ore più fresche del giorno e, se  possibile,  incontrare persone amiche con cui dialogare, distogliendo la mente da pensieri che spesso ricorrono la notte. 

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INVISIBILITÀ

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Quante volte è capitato di camminare per strada, entrare in un negozio, essere in fila per accedere a uno sportello pubblico e  avere la sensazione di essere invisibili?

Invisibili alla sensibilità, invisibili alla comprensione, invisibili all’attenzione degli altri? Il paradosso del ventunesimo secolo è proprio rappresentato dalla massima visibilità che si può avere nel mondo virtuale, contrapposta alla massima invisibilità percepita nel mondo reale.  Gli over, ma non solo, soffrono della invisibilità di cui a volte si sentono vittime, al punto di sentirsi privi di consistenza corporea. La distrazione degli altri  è frutto  di  altra invisibilità di cui soffrono, conseguenza del timore di non essere considerati, apprezzati o accettati  ed essere costretti a imporsi a tutti i costi, sgomitando se necessario.  Quando ci si sente invisibili può essere utile pensare che in fondo si sta percependo l’invisibilità dell’altro, come se fosse la propria,  poiché chi erge la propria ombra per oscurare chi gli è intorno, in realtà, ottiene solo una visibilità effimera.

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Spaesamento

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Spaesamento: un termine che sottolinea un  attimo di astrazione dal contesto in cui si è immersi, al punto di guardarsi intorno e non riconoscere i luoghi, anche se familiari.   Senza paese, senza riferimento, senza radice e patrimonio, condizione psichica di disorientamento che spaventa profondamente. Sicuramente tale condizione  farebbe pensare subito a patologie cerebrali o psichiche, ma non sempre sono segni prodromici di deterioramento cognitivo, bensì attimi  di vita estranianti,  conseguenti a  forti emozioni. Lo spaesamento giunge quando psicologicamente  si rifiuta di essere nel luogo dove si è,  per sofferenza e dolore, sentendo una forte spinta a non essere in quella dimensione, che fa cadere una nebbia cognitiva  nella mente. Lo spaesamento può durare solo pochi secondi, ma sufficienti a rendere più dirompente il ritorno alla realtà da affrontare.  Un attimo di interruzione di energia e congelamento di qualunque azione, che produce un corto circuito in cui tutto si ferma e si  sospende, per entrare in una bolla protettiva autoprodotta.

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Non gioco più!

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L’espressione “Non gioco più!” può essere interpretata sia come una drastica decisione di non giocare più, sia come una considerazione di assenza di gioco dalla propria vita. La prima interpretazione  può essere tipica dei bambini che disapprovano le regole di un gioco e ne escono con un moto di ribellione, mentre la seconda  può essere un’amara riflessione di adulti che  notano l’assenza del gioco dalla loro vita.   In questo spazio ci interessa approfondire quanto gli over siano consapevoli della mancanza del gioco dalla loro vita, ponendo attenzione su  quanto siano  capaci di  ironizzare su accadimenti  poco significativi,  su quanto  approfittino  di un momento ludico che si presenta inaspettatamente nella solita routine  e su quanto, a fine  di giornata,  si pongano  la domanda se  si  sia riusciti ad alleggerire la portata delle incombenze  quotidiane con un po’ di piacere.   In genere, si è abituati a vedere  gli over che giocano, ma insieme ai loro nipoti,   quasi per giustificare  a se stessi  un’attività ludica  non consona all’età, mentre è quasi impossibile  incontrare over che si divertono, tra di loro, giocando.

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Sì, viaggiare!

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Sì  viaggiare, una canzone di Mogol e Battisti che sembra essere evocata in stagioni come la primavera, per il desiderio di  muoversi, di camminare e perché no di viaggiare.

Il viaggio non è  pura vacanza, ma è uno stato d’animo che accompagna l’esplorazione del mondo e di se stessi.  La vacanza è  un’assenza di routine e di quotidianità, il viaggio è un movimento statico o dinamico, ma sempre attivo. Tutti  conoscono quanto  lo scrittore Jules Verne riuscì a scrivere  racconti ambientati dentro e fuori la Terra, senza essersi mai mosso dalla sua abitazione. Eccezionale talento,  quello di Verne, per entrare nella dimensione della conoscenza al di là dell’esperienza tangibile, riuscendo ad attraversare luoghi, descrivendoli nel dettaglio, usando la fantasia. Già, la fantasia, spesso osteggiata dal pensiero razionale perché poco produttiva in termini di  realizzazione di eventi concreti, anche se la fantasia è spesso imparentata con la creatività.

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