25 novembre 2018. Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

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Nel 2016,  all’interno della rivista 65perricominciare, mi sono già occupata della violenza nei confronti delle  donne, ma, in occasione della Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne, è utile ritornare sul tema.  Le donne hanno subito e subiscono violenza a tutte le età, purtroppo è un fenomeno che attraversa le generazioni e non trova argine. Anzi, i mass media divulgano notizie quotidianamente,  circa eventi che vedono le donne protagoniste loro malgrado. Spesso, il carnefice di una donna è in famiglia, rendendo ancor più inaccettabile  il gesto violento. Le donne over non sono fuori  dal rischio violenza, perché    la  mortificazione del corpo e della psiche può abitare ovunque ci sia una donna che  rivendichi  la propria libertà, in ogni sua espressione. Nell’età over, come per altre età, la violenza oltre a essere fisica è anche psicologica. La violenza psicologica è la più subdola, erode l’anima, la forza di reagire, la fiducia di  poter vivere autonomamente, ma, soprattutto, il desiderio di  una nuova vita. 

Da quell’articolo  del 2016, partì un progetto itinerante denominato “Un’ Àncora per non dire più Ancòra, cambiare accento per cambiare prospettiva”, da me ideato e promosso, che si prefiggeva e si prefigge di dare un contributo alla prevenzione della violenza sulle donne.  Quando ci si pone la domanda sul perché sia così diffusa ed  esponenzialmente frequente la violenza sulle donne, difficile è trovare una risposta, ma, di là dal considerare gli eventi scatenanti le ire funeste dei carnefici, ritengo che l’emancipazione della donna, fortemente significativa negli  ultimi cento anni, non è stata parallelamente accompagnata da un’ emancipazione delle coscienze.

Il progetto itinerante, infatti, parte proprio dall’intento di ricostruire le coscienze di ognuno, attraverso canali di comunicazione che travalichino le parole,  spesso insufficienti, utilizzando la musica, le corde dell’arpa e il recupero di antiche ballate, a tematica femminile,  appartenenti al repertorio più archetipico dell’umanità. Una narrazione antica, declinata al presente per avviare un percorso, realisticamente lungo, ma costante e continuo, sostenuta da sei arpiste  dell’Ensemble Sinetempore HarpAttack.   L’ascolto della musica e dei testi consente, a chi ascolta, di identificarsi con i personaggi e la storia, lasciando che le emozioni, sollecitate dalle risonanze dell’arpa, affondino nella propria coscienza.  Come scrive  in “Oltre la terapia psicologica” lo psicoanalista Aldo Carotenuto: “La narrazione è una rappresentazione trasfigurata del pathos, per questo rende possibile un’esperienza catartica” e, di conseguenza,  un processo di identificazione necessario  per percepire e vivere le  emozioni.  Il lavoro sulle emozioni consente di costruire, ma, nello stesso tempo, di scuotere le coscienze risvegliandole, da un sonno lungo e inconsapevole, al valore della vita e al suo rispetto, sempre.

Il progetto itinerante, Un’ Àncora per non dire più Ancòra, il 10 marzo è stato a Roma, il 22 settembre a Firenze e il 27 ottobre a Cento (Ferrara). Altre date ci saranno, affinché si possa realmente contribuire a gettare l’àncora che  fermi  la violenza sulle donne.

 

Sira Sebastianelli

psicologa-psicoterapeuta-arpaterapeuta

 

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