Veloce-mente

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Quanto è compatibile la velocità, fisica o mentale,  con l’età over?  Forse la risposta è molto soggettiva, ma la vera  domanda  dovrebbe essere, cosa vuol dire essere veloci? In effetti,  procedere cronologicamente nella vita, produce parallelamente  la ricerca di una cadenza ritmica  più rispondente alla propria esigenza di andatura fisica e mentale.  L’over del terzo millennio, tra l’altro, non vuole  confondere la velocità con la fretta. Oggi  si vive sempre più ansiosamente, non si riesce più ad aspettare e si vorrebbe realizzare tutto istantaneamente, ma riflettere un momento  sul tempo fisico e mentale è utile. Una mente veloce non è una mente che ha fretta,  così come  una  camminata veloce  non è dovuta alla fretta.  Quando si parla di velocità, è automatico pensare ad alte velocità, in realtà la velocità identifica  un’ andatura. In automobile, per esempio, il tachimetro segna dieci chilometri o duecento, ma sempre di velocità si tratta, ciò che cambia sono  le accelerazioni.  La differenza  che l’età over coglie nel tempo della vita è  quella tra la velocità e  l’accelerazione.

Il desiderio di un over è di vivere  in una cadenza ritmica rispettosa della propria velocità senza accelerare, per non rischiare di perdere i particolari dell’esistenza. Può essere utile velocizzare percorsi per renderli più agevoli, più leggeri, ma non per accelerarli. La trappola in cui si cade, nel confondere velocità e accelerazione, rischia di compromettere delle prestazioni fisiche o mentali perché si compiono frettolosamente.  Anche nell’agonismo sportivo la velocità  non si confonde con la fretta, che produrrebbe dispendio energetico immediato, così come negli  sport, su due o quattro ruote, dove la velocità richiede accelerazioni vertiginose, avere  fretta sarebbe pericoloso. Un antico detto francese, non a caso,  recita: “Cocchiere, vai piano che ho fretta!”, un invito a regolare la propria andatura e le proprie prestazioni sul tempo soggettivo, senza lasciarsi risucchiare dal tempo  accelerato degli altri, pensando sia migliore.   

 

Sira Sebastianelli

psicologa-psicoterapeuta  

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