Quota over!

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Gli over hanno una quota? Ci si chiede mai se siano rappresentati  nella giusta misura all’interno di  contesti in cui la rappresentanza over  è importante?

Forse no, perché gli over sono in genere fuori dal mondo del lavoro attivo- produttivo e quindi  non si considera la loro percentuale di presenza. Eppure, tra qualche anno  gli  over  saranno  la stragrande maggioranza  degli italiani, ma  con il rischio di essere poco rappresentati nei luoghi decisionali. Dell’over ci si occupa pensando al posto a sedere sull’autobus, al punto di usare una spilla  che fa riconoscere la disponibilità a  riceverlo,  trasformando un gesto di valore civico in un atto di forzata solidarietà, che ha anche  la sua valenza positiva, ma  perde la caratteristica della consapevolezza dell’atto.  L’iniziativa della spilla su cui è scritto “Mi cedi il posto per favore?” è della società del trasporto pubblico   di Milano che vorrebbe garantire un posto a sedere agli over, ai disabili e alle donne in stato di gravidanza.

La cortesia, la gentilezza e l’altruismo hanno bisogno di una spilla  o di semplice educazione?  Per far riprendere quota, all’iniziale riflessione sulle quote  over,  sarebbe utile, invece,  considerare la psicologia delle persone over, che hanno superato una soglia  oltre la quale vorrebbero essere pensati non come un peso, ma come una risorsa per la società e  che i loro  diritti si trasformino in doveri per gli altri, senza aver bisogno di una spilla per potersi sedere su  un autobus. Gli over non prenderanno mai quota senza una quota che li rappresenti ovunque, affinché possano prendere la parola ed esprimere ciò di cui hanno realmente bisogno senza lasciare che altri,  ignari,  pensino a una spilla piuttosto che a riportare l’educazione civica nelle scuole e magari, chissà, anche all’interno dei mezzi pubblici, dove gli insegnanti sono gli over, i disabili e le donne incinte!

 

Sira Sebastianelli

psicologa-psicoterapeuta

 

 

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