Cambio d’abito

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In questo periodo dell’anno il cambio d’abito è necessario, il freddo si fa sentire e l’abbigliamento si fa più pesante. Nel cercare abiti più pesanti, inevitabilmente, si trovano indumenti dimenticati, non perché datati, ma perché non sono stati indossati frequentemente. Come mai? Se ci si ferma a riflettere, si noterà che oltre a scegliere abiti per le varie stagioni si scelgono abiti più in sintonia con il proprio umore e con la percezione del proprio corpo. Capita di sentire,mentre qualcuno indossa un capo d’abbigliamento, espressioni del tipo “non lo sento mio” oppure “non sono a mio agio”, proprio perché ciò che si indossa, riflette psicologicamente il momento che si vive.

Ogni anno è diverso dagli altri e, piuttosto che pensare a una transitoria volubilità nella scelta di un vestito, potrebbe essere utile soffermarsi ad ascoltare le sensazioni che provengono dal profondo. L’ascolto di sé consente di essere più consapevoli del momento che si sta vivendo e comprendere ciò di cui si può avere bisogno, piuttosto che imporre a se stessi delle scelte incongrue. Anche da un abito, possiamo cogliere il senso di un disagio che sottotraccia attraversa la vita, nonostante sia su misura per il corpo, ma non per la psiche. I colori, inoltre, sono importanti perché un abito incontri il favore o meno della scelta, ma ancor di più è entrarci, come se fosse una seconda pelle, che ha il compito di proteggere, di filtrare e di comunicare con il mondo. Un detto popolare recita che l’abito non fa il monaco, ed è vero, ma più per se stessi che per gli altri, perché significherebbe mentire e convincersi di essere ciò che non si è, indossando una maschera che nasconde la vera essenza della propria anima.

Sira Sebastianelli

psicologa-psicoterapeuta