Tendenze

Quando il male rende cattivi.

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La cattiveria è  un ostacolo sconosciuto e pericoloso nei percorsi di cura.  Certo, un argomento impegnativo e politicamente scorretto da affrontare. Claudia Sebastiani, collaboratrice di ricerca nella qualità di vita del paziente oncologico, ha avuto l’intuizione clinica di organizzare un incontro su questo spinoso effetto collaterale. L’obiettivo  della tavola rotonda, che si terrà a Roma il 12 aprile prossimo, è un’occasione di approfondimento transdisciplinare sul fenomeno della cattiveria nei pazienti complessi, come quelli oncologici. Paolo Marchetti, oncologo,  Vittorino Andreoli,  psichiatra, Eva Mazzotti, psico-epidemiologa e ricercatrice dell’Università La Sapienza di Roma, Piergiorgio Donatelli, filosofo, Remo Girone, attore, si confronteranno in una riflessione a più voci su questo tema mai indagato e rappresentato compiutamente nelle sue molteplici implicazioni culturali e cliniche.  E’ possibile diventare “cattivi” dopo la scoperta della malattia e durante il percorso di cura? Può nascere nella persona un sentimento d’ingiustizia, di rabbia, di frustrazione, di insoddisfazione, di malvagità, di perfidia nei confronti di chi gli sta vicino, parenti, amici, medici….Il “male degli altri” può diventare una sorta di “salvazione” attraverso il dolore altrui? Tutto questo ci porta a riflettere…

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Berlino. Un itinerario nel quartiere di Mitte fra cultura e locali alla moda.

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Passeggiando per  il quartiere di Mitte  si ha l’esatta sensazione dell’effervescenza della  città di Berlino. Come dice il politologo giapponese Hiroshi Motura “Berlino combina  la cultura di New York, il traffico di Tokyo, la natura di Seattle, ed  i tesori storici di, beh di Berlino”. Iniziamo il nostro itinerario visitando l’ Alexanderplatz, una piazza gigantesca, simbolo di Berlino nell’immaginario collettivo, dove troviamo l’Urania Weltzeituhr, l’orologio universale installato nel 1969, e la Torre della Televisione costruita tra il 1965 e il 1969. Dirigendosi verso ovest  si arriva  a Nikolaiviertel, l’antica zona dei pescatori che con i suoi vicoli medievali e i suoi colori,  rappresenta  uno dei più vecchi e caratteristici  quartieri di Berlino,  totalmente distrutto nel 1944  e fedelmente ricostruito in occasione del 750° anniversario della città. Molti artisti e personaggi famosi hanno abitato qui:  Kleist, Hauptmann, Ibsen, Casanova, Strindberg… Ad oggi  con i suoi locali e ristoranti è sicuramente uno dei luoghi preferiti dei berlinesi. Proseguendo ancora verso ovest si attraversa il fiume Sprea e si arriva alla famosa Isola dei Musei,  su cui si trova  anche il  Berliner Dom, dove ci sono le tombe imperiali degli Hohenzollern e di altri personaggi famosi.  In quest’isola che raduna sullo stesso suolo ben cinque musei e dove si respira una miscela di aria e cultura, iniziamo a visitare l’Altes Museum, che ospita numismatica e opere d’arte d’epoca classica. Da non perdere  la più grande collezione etrusca del mondo, i busti di Cesare e Cleopatra, il sarcofago di Medea. Poi visiteremo il Neues Museum, ristrutturato nel 2009 dall’architetto  David Chipperfield, dove troveremo esposto in modo teatrale il  meraviglioso busto di Nefertiti, un icona di bellezza, perfettamente conservata  che suscita meraviglia e stupore. Continueremo con il Pergamonmuseum, senza dubbio il museo più visitato  di Berlino, che ospita il famoso Altare di Pergamo, purtroppo in  restauro fino al 2019, insieme alle spettacolari Porta del Mercato di Mileto, Porta d’Ishtar, con la Strada delle processioni di Babilonia e la Facciata del Palazzo della Mushatta.  Costruito sulle sponde della Sprea il Bode- Museum,  architettonicamente  rappresenta uno dei più scenografici edifici della città dando l’impressione di uscire dall’acque del fiume.

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Pasqua. Tempo di Pastiera napoletana

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Come dice Rita Pane nel suo meraviglioso libro “I sapori del  sud - alla riscoperta della cucina mediterranea” “Tradizionalmente, il giorno di Pasqua, preludio alla primavera, la pastiera può essere, pirandellianamente, una, nessuna e centomila. Ogni famiglia ha la sua ricetta, gli ingredienti sono tanti ed è sufficiente che cambi la proporzione di uno di essi perché il sapore sia diverso. “  La storia della pastiera napoletana nasce dalla leggenda, d’epoca romana o addirittura greca, secondo cui Partenope, una sirena, aveva scelto le acque del Golfo di Napoli come luogo di residenza.  Ogni giorno incantava la popolazione del  luogo con canti melodiosi. Gli abitanti, per ringraziarla, presero  l’abitudine di portarle sette doni:  farina, simbolo di ricchezza, ricotta, simbolo di abbondanza, uova , simbolo di fertilità, grano cotto nel latte, simbolo di unione tra flora e fauna, agrumi o fiori d’arancia, rappresentativi del loro territorio, spezie e zucchero .Con questi ingredienti, Partenope, realizzò una torta squisita.

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Al Teatro Argentina di Roma dal 27 febbraio al 29 marzo sarà in scena, in prima nazionale, Antigone di Sofocle. Questo capolavoro fu rappresentato per la prima volta ad Atene nel 442 a.C. L’adattamento e la drammaturgia sono di Sandro Lombardi, Fabrizio Sinisi e Federico Tiezzi, che dopo il successo del “Calderon” di Pier Paolo Pasolini (Premio Ubu 2016 per la miglior regia) firma questa nuova prestigiosa produzione. Tiezzi ambienta la tragedia in una specie di ospedale-obitorio, dove Antigone ed Ismene sono venute a trafugare il corpo del fratello per seppellirlo. L’attrice ecclettica, Francesca Benedetti, classe 1935,  con sessant’anni  di carriera artistica alle spalle, interpreta Tiresia, un ruolo da sempre interpretato da uomini.  Tiresia, un cieco originario di Tebe in Beozia, fu uno dei più famosi indovini dell’antichità, in Antigone è l’unico ad affrontare, come pari, con i suoi presagi, il sovrano Creonte. Francesca Benedetti ha lavorato con i più grandi registi italiani da Missiroli a Castri, da Cobelli a Ronconi a Strehler. “Ci sono tre eventi che nella mia vita artistica sono stati fondamentali e mi piace sempre ricordarli – afferma Francesca Benedetti – nel 1974 lo spettacolo “Macbetto” scritto per me da Giovanni Testori (premio la Maschera con Lauro d’Oro), nel 1976 “Il Temporale” di Strindberg con la regia di Giorgio Strehler, fino ad arrivare al 1983 anno in cui con Emilio Isgrò fondammo le “Orestiadi” di Gibellina (protagonista per tre anni nel ruolo di Clitennestra)”.

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Teatro della Cometa. Per la prima volta in Italia “Incognito” di Nick Payne

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A Roma, al Teatro della Cometa, dal 4 al 22 aprile, in scena l’opera  “Incognito” del giovane drammaturgo inglese Nick Payne, considerato dalla critica il nuovo Tom Stoppard. I  ventuno personaggi che ruotano attorno a tre storie principali sono interpretati da Graziano Piazza, Anna Cianca, Giulio Forges Davanzati, Désirée Giorgietti  con la regia di Andrea Trovato. “I nostri cervelli lavorano costantemente, in maniera estenuante e senza sosta per trasmetterci l’illusione che tutto sia sotto controllo, ma non è così…Il cervello è una macchina narrativa ed è davvero, davvero brava a fregarci!”Finalmente, dopo i grandi successi di Londra e New York, potremmo vedere  anche in Italia  “Incognito”.  Nell’opera teatrale il cervello è protagonista , un organo capace di accumulare dati, memorizzarli, codificarli  e dare senso alla realtà attraverso la costruzione di un racconto. L’impianto narrativo è costituito da tre storie  principali, interconnesse fra loro, che esplorano la natura dell’identità e di come siamo definiti da quello che ricordiamo.

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Il 6 marzo -LymphADAY- Giornata mondiale sul Linfedema.

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In Italia, ogni anno, si stimano circa 40.000 nuovi casi di Linfedema. Se ne parlerà il 6 marzo a Roma, al Policlinico Gemelli in occasione del LymphADay  (Lymphedema Awareness Day) la giornata mondiale sul Linfedema, promossa in Italia dalla Beautiful After Breast Cancer onlus  (BABC), per sensibilizzare pazienti, medici e media su questa patologia.  Ma cosa è esattamente il  linfedema?  Ci risponde Marzia Salgarello, Presidente BABC e responsabile del centro per la terapia chirurgica del linfedema della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma: “Si tratta di una patologia cronica, progressiva e debilitante, causata dall’accumulo di linfa sotto la pelle degli arti superiori o inferiori. A causa della mancanza di drenaggio della linfa mani, braccia o gambe diventano progressivamente più gonfi provocando dolore e disagio. Il fenomeno interessa dal 20 al 40% di chi si è sottoposto a cure oncologiche, in particolare chi è stato operato di tumori al seno, ginecologici, urologici, melanoma e ha subito l’asportazione dei linfonodi, ghiandole strategiche per il drenaggio della linfa”.Si può definire un “effetto collaterale” del trattamento antitumorale e cosa importante si può manifestare a distanza di molti mesi ed anni.  Per questo devono essere adottate delle norme igienico-comportamentali utili alla prevenzione e al  controllo dell’edema linfatico come evitare  di essere in sovrappeso, di portare pesi eccessivi, di procurarsi lesioni anche piccole, di non indossare indumenti troppo costrittivi, di stare attenti all’esposizione solare e ad abluzioni troppo calde. Molto spesso però i pazienti non sono informati della possibile insorgenza del linfedema.  Precisa Salgarello: “Affrontare questa patologia il prima possibile, invece, fa la differenza. Una volta che l’arto è gonfio e la patologia stabile con modificazioni patologiche dei tessuti, diventa più difficile da trattare sia con la super-microchirurgia che con la fisioterapia”.

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