Carta d’identità del Paziente. Uno strumento utile di riconciliazione terapeutica per i 7 milioni e mezzo di over 65 anni che assumono dai 5 ai 10 farmaci al giorno.

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 A Roma il 25 ottobre 2018 la Fondazione per la Medicina Personalizzata, ha presentato il progetto di ricerca “Patient DDi-ID: Patient drug-drug interaction ID” ovvero la Carta d’Identità Terapeutica del paziente, uno strumento in grado di aiutare i pazienti ed i loro medici curanti,  con l’obiettivo di garantire un miglior accesso alle cure e una personalizzazione dinamica e integrata della terapia medica. Un progetto fortemente voluto e ideato dal Presidente della Fondazione, il prof. Paolo Marchetti, uno dei massimi esperti di oncologia a livello nazionale e mondiale.

Dice il prof. Marchetti: “Ascoltando i pazienti ci si rende conto che aldilà della terapia oncologica,  aldilà del trattamento fondamentale per salvare la vita,  spesso ci sono tanti altri problemi più o meno importanti, alcuni hanno il diabete, alcuni hanno l’ipertensione, alcuni hanno patologie.  Queste malattie quando si parla con l’oncologo ovviamente rappresentano uno sfondo, in genere abbastanza sfuocato,  perché l’obiettivo del controllo è quello di trattare e curare il tumore. In realtà l’obiettivo dell’oncologo deve essere quello di curare e trattare il tumore contestualizzandolo con quelli che sono i bisogni di quel paziente, che in quel  momento ha bisogno anche di altri farmaci e noi sappiamo molto bene quali sono le interazioni fra due farmaci, con un pochino d’impegno arriviamo a capire che cosa succede quando il paziente assume 3 o 4 farmaci, sopra di questo ci affidiamo a quello che si può esprimere con un termine anglosassone elegante: “ trial and error”…. quindi quando il paziente assume 8, 10 farmaci, io li somministro e se c’è qualcosa che non va, il paziente torna ed io cambio qualcosa. Questo ovviamente comporta sofferenze per il paziente, comporta costi per il sistema sanitario e comporta una serie di problematiche, perché  a volte questi farmaci interagiscono in maniera negativa tra di loro.”

I dati ci dicono che il 64% dei tumori sono di persone che hanno più di 65 anni.

Dice il prof. Paolo Marchetti: “Nella stima dell’AIFA i pazienti trattati, diversamente giovani, che hanno superato i 65 anni, sono nel nostro paese circa 7 milioni e mezzo ed assumono da 5 a  più di 10 farmaci al giorno, quindi questi pazienti che sono già fragili per la pluripatologia,  e che hanno una neoplasia, a maggior ragione  hanno bisogno di questa Carta d’Identità, perché così potremmo riuscire ad effettuare in maniera ottimale quella che viene definita una riconciliazione terapeutica. Ecco quindi che nel nostro studio iniziale saranno presi in osservazione specifica proprio  i pazienti più anziani.”

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