MARE E CULTURA A SPERLONGA
Il comune di Sperlonga vanta una storia antichissima che risale alla repubblica romana, quando le nobili famiglie vi costruirono suntuose residenze dove abbandonarsi all'otium, lontano dagli impegni cittadini. L’imperatore Tiberio vi costruì la sua villa estiva di cui rimane la grotta–triclinio con il famoso gruppo scultoreo raffigurante le imprese dell'eroe Odisseo.
Il nome Sperlonga deriva proprio da quello latino per grotta, ovvero spelunca, per l’eccezionale concentrazione di questi antri naturali lungo la costa su cui si affaccia l'antico borgo. Dopo la caduta di Roma, la residenza imperiale, ormai ridotta in rovine, fu utilizzata come rifugio dalle popolazioni locali che costruirono il primo nucleo della Sperlonga che conosciamo, arroccata sulla collina di San Magno. La sua posizione sopraelevata proteggeva la città dalle paludi insalubri e dagli attacchi dei pirati, contro i quali furono erette le caratteristiche torri di avvistamento.
Grazie alla via litoranea Terracina-Gaeta, inaugurata nel 1957, Sperlonga è diventata una delle mete turistiche più affollate del Lazio, resa celebre dalla presenza dei preziosi marmi di Tiberio. Questi gruppi scultori decoravano la spelonca, occupata da una vasca circolare aperta in direzione del triclinio imperiale. I convitati banchettavano ascoltando i cantori declamare l’Odissea e contemplando le sculture che erano magicamente illuminate dai riflessi dell'acqua. L’imperatore Tiberio avrebbe scelto di rappresentare Odisseo, il più astuto degli eroi Greci, che era giunto nel golfo di Gaeta, dove era sfuggito alle insidie della maga Circe, per evidenziare le radici mitologiche della città di Roma e della gens Iulia, da cui discendeva, legittimando il nuovo potere imperiale.
Le sculture, che rappresentano rispettivamente Odisseo che solleva il cadavere di Achille, il ratto del Palladio, simulacro della dea Atena custodito a Troia, l'accecamento del ciclope Polifemo e l'assalto di Scilla alla nave di Odisseo, sono oggi esposte nel Museo Archeologico di Sperlonga, annesso all'area della Villa. In cima alla grotta si trovava anche una statua di Ganimede, il più bello dei mortali, divenuto coppiere degli dei dopo il rapimento da parte di Zeus. La scultura, visibile dai banchettanti, palesava l’origine delle loro usanze nel mito greco. I gruppi sarebbero opera di tre famosi scultori rodii, Atenodoro, Agesandro, e Polidero, autori anche del celeberrimo Laooconte Vaticano.
Giovanna Fazzuoli
26 agosto 2014