LE STANZE DI RAFFAELLO AI MUSEI VATICANI

Scritto da Giovanna Fazzuoli il . Pubblicato in ARTE.

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Massimo capolavoro della pittura rinascimentale, le quattro Stanze Vaticane furono dipinte da Raffaello Sanzio e aiuti tra il 1508 e il 1524, nell’appartamento scelto da Papa Giulio II della Rovere (1503-13) e dai suoi successori come residenza pontificia.

La cosiddetta Stanza della Segnatura (1508-11), già adibita a biblioteca e studio privato del pontefice, ospita gli affreschi più noti al grande pubblico. La sala prende il nome dal tribunale più importante della Santa Sede, presieduto dal Papa in persona, e la sua decorazione rappresenta le allegorie della Verità teologica e razionale, secondo un complesso programma iconografico legato alla funzione originaria dell'ambiente come luogo di raccolta del sapere universale. La Disputa del Sacramento o Trionfo della Religione riunisce gli uomini illustri dell'Antico Testamento e le massime autorità della Chiesa delle origini, testimoni della Verità rivelata. La cultura classica è incarnata dai filosofi dell'antichità, tra cui Platone, Aristotele, Pitagora ed Eraclito, con i tratti di Michelangelo, che abitano la monumentale architettura dipinta della Scuola di Atene, simbolo della ricerca razionale della Verità.
La stanza successiva detta di Eliodoro (1512-14), destinata alle udienze private, rappresenta in vari episodi la protezione accordata dal Signore alla Chiesa, al fine di esaltare la politica di difesa di Papa Giulio II, che voleva liberare l’Italia dai Francesi restituendo alla Chiesa il suo potere temporale. Le pareti illustrano rispettivamente: il Miracolo della Messa di Bolsena, quando il sangue di Cristo stillò dall’ostia consacrata rivelando il mistero della transustanziazione; lo spettacolare notturno della Liberazione di San Pietro dal carcere da parte dell’angelo e l’Incontro di Leone Magno e Attila, che rinunciò a invadere l'Italia dopo aver assistito all'apparizione dei Santi Pietro e Paolo. La scena è ambientata alle porte di Roma, sebbene l'incontro sia storicamente avvenuto nei pressi di Mantova.
La quarta e ultima parete raffigura la cacciata di Eliodoro dal Tempio di Gerusalemme per aver tentato di impossessarsi del tesoro sacro. Il racconto biblico è attualizzato dalla presenza del Papa committente che assiste alla scena seduto in primo piano alla sinistra del dipinto .
I drammatici affreschi della Stanza dell’Incendio di Borgo (1514-17), adibita probabilmente a camera da pranzo, illustrano le vicende relative a due Papi che portano il nome Leone (Leone III e Leone IV), per celebrare l'attuale Papa Leone X (1513-21), le cui fattezze sostituiscono quelle dei predecessori omonimi. Il celeberrimo affresco dell'Incendio, ispirato al racconto della distruzione di Troia, come dimostra il dettaglio della figura maschile che porta sulle spalle un anziano, citazione di Enea con il padre Anchise, documenta l'incendio scoppiato nel quartiere di Borgo nell'847 con straordinaria enfasi teatrale.
L'ultima stanza, che prende il nome di Costantino (1517-24), sede delle cerimonie ufficiali, celebra il primo imperatore romano che riconobbe la religione cristiana proclamando la libertà di culto. Sulle quattro pareti sono rappresentati diversi episodi leggendari: la premonizione di Costantino sull'esito della battaglia contro Massenzio, quando sostituì le insegne imperiali con la croce cristiana; la vera e propria battaglia, anche nota come Battaglia di Ponte Milvio, del 312, ambientata a nord di Roma con incredibile precisione topografica; il Battesimo di Costantino nel battistero del Laterano e la Donazione della città di Roma da parte di Costantino a Papa Silvestro, che ha le sembianze di Clemente VII (1523–34). La leggenda fonda e legittima il potere temporale del Papa e l'esistenza stessa dello Stato della Chiesa, non senza riferimento all'attualità rinascimentale.
Senza entrare nel merito delle questioni tecniche e stilistiche, che forniscono informazioni preziose sul funzionamento della prima grande bottega del Rinascimento, abbiamo visto come il ciclo di affreschi delle Stanze Vaticane sia un documento prezioso per ricostruire la realtà del tempo e l'immagine che il potere ecclesiastico voleva dare di sé attraverso l'arte. Il vasto programma iconografico dei dipinti rimanda alla supremazia politica e spirituale della Chiesa che Raffaello interpreta con grande libertà creativa, lasciando ai posteri una delle testimonianze più alte della storia dell'arte.

Giovanna Fazzuoli
1 ottobre 2014