LA GALLERIA BORGHESE
Anche questa settimana riscopriamo un museo della Capitale che tutti avrete visitato e cerchiamo di capire qualcosa del suo ordinamento e della sistemazione delle sue collezioni che sono sempre frutto di una profonda conoscenza della storia e del pensiero del soggetto ordinatore. Il nostro è naturalmente uno sguardo d’insieme, più che sommario, ma vuole essere uno stimolo a riflettere sempre su ciò che vediamo e a chiederci ad ogni visita: cosa vuole raccontarmi questo percorso? Possiamo infatti considerare l’ordinamento e l’allestimento dei musei come gli strumenti per raccontare una storia attraverso le opere.
Certo bisogna avere una profonda conoscenza della storia dell’arte per essere dei bravi ordinatori. Eppure, un percorso ben costruito siamo potenzialmente in grado di riconoscerlo tutti, proprio come una storia ben scritta, chiara e coerente. La moderna museografia segue inoltre alcuni criteri e linee guida che possano fornire al pubblico gli strumenti adeguati a capire quello che sta vedendo, oltre che godere della sua bellezza e della sua forza espressiva. Veniamo ora alla Galleria Borghese. L’allestimento attuale si distingue certamente da quello originale che conosciamo dalle fonti antiche e che risale al 1650. Questo rispecchiava la situazione sotto il cardinale Scipione Borgese, nipote dell’allora papa Paolo V, che curava quella che oggi chiameremmo la “politica dei beni culturali”. Le opere non erano disposte in modo sistematico né in base al formato né secondo il soggetto: dipinti sacri e profani, paesaggi e nature morte convivevano con alcuni gruppi “tematici”, accumunati quindi dallo stesso soggetto. Nella sistemazione del Settecento viene invece privilegiata l’armonia tra l’architettura delle sale e i formati delle opere. Le sculture occupano il pianterreno e i dipinti sono conservati al piano superiore. Nel 1891 la collezione si arricchisce dei dipinti provenienti dal palazzo di Ripetta e le opere sono collocate, come in un museo, lungo un ideale percorso storico, per scuole pittoriche, con tutte le inevitabili lacune. Il nuovo ordinamento segue invece dei criteri diversi e discutibili che offrono una concentrazione di opere “importanti” nelle sale del pianterreno, disposte seguendo i temi delle statue centrali legate a loro volta alle pitture delle volte, per offrire una visita più rapida ma di forte impatto ai visitatori che non accedono al piano Pinacoteca. Una delle sale più famose, che tutti ricorderete, è senza dubbio quella dedicata a Caravaggio. Nel primo piano i dipinti sono invece collocati seguendo il classico criterio cronologico e per “scuole”, ristretto però alle singole sale e non sempre alla loro successione, per privilegiare un rapporto armonico con l’architettura Settecentesca. La forma del museo cambia dunque continuamente nel corso della storia, perché cambiano il pensiero e la percezione del passato. L’importante, almeno per le istituzioni, è non cedere al gusto “facile” del grande pubblico che non va al museo per studiare la storia dell’arte, ma per godere della sua estetica. Anche quel pubblico infatti, con le giuste chiavi di lettura e un buon bagaglio d’esperienza, sarà in grado di apprezzare un percorso ben fatto.
Giovanna Fazzuoli
4 novembre 2014