LA GALLERIA DORIA PAMPHILJ

Scritto da Giovanna Fazzuoli il . Pubblicato in ARTE.

0
0
0
s2sdefault

Il periodo natalizio, che costringe molti romani ad affollare le vie del Tridente per l'acquisto dei regali, è una buona occasione per visitare Palazzo Doria Pamphilj. L’ingresso attuale dell'edificio si trova proprio sulla centralissima via del Corso, poco prima di piazza Venezia, anche se originariamente si entrava dalla piazza del Collegio romano. Nel meraviglioso cortile con due ordini di colonne, dorico e corinzio, notiamo subito il cattivo stato di conservazione dell’edificio che non mancheremo di riscontrare anche nelle sale interne aperte al pubblico.

Il piano nobile del palazzo è stato riordinato in modo da ricalcare l'aspetto che doveva avere al momento del trasferimento a Roma della famiglia genovese Doria Landi, riconosciuta erede dei Pamphilij nel 1763. Al contrario della maggior parte dei saloni d’ingresso delle case nobiliari, dove solitamente si allestivano ritratti di uomini illustri o personaggi legati alla storia della famiglia, il principe Camillo Pamphilj, amante della pittura di paesaggio, vi collocò le tele di Gaspard Dughet. I quadri sono disposti su più registri e hanno le stesse cornici per evidenziare l’unità della collezione. Sebbene le opere siano state musealizzate con l'apertura al pubblico degli appartamenti, non vi sono didascalie a muro, per restituire al meglio l’atmosfera del contesto originario.
Nella seconda sala, che ospita dipinti dei pittori secenteschi Mattia Preti e Niccolò Tornioli, sono state aggiunte delle stoffe in stile, in una discutibile operazione di ricostruzione/restauro che ha interessato anche la straordinaria sala da ballo, dove è ancora visibile lo spazio riservato all’orchestra. L'ambiente che segue è occupato da un negozio di souvenir e libri che consente a mala pena di avvicinarsi ai dipinti, ma i quattro bracci della galleria, con capolavori di collezione Aldobradini e Doria Pamphilij, sono il vero fiore all'occhiello del palazzo.
Il primo braccio, anche detto Galleria Aldobrandini, ospita un gran numero di dipinti dal ‘400 al ‘700, disposti su più registri, senza distinzioni in base al soggetto né secondo un criterio cronologico e per scuole pittoriche. Le opere su tela di Mattia Preti, Annibale Carracci, Saraceni, Lanfranco, Albani, e Guercino convivono a stretto contatto ricoprendo tutta la superficie delle pareti, secondo una disposizione cosiddetta a “incrostazione". Isolato in fondo alla galleria, nel camerino con pareti foderate di stoffa verde pallido, troviamo il celeberrimo ritratto di Innocenzo X di Velasquez.
Il dipinto è messo a confronto con un busto marmoreo di Gian Lorenzo Bernini che ritrae lo stesso pontefice con una retorica vagamente eroica e stilisticamente distante dal dipinto di Velasquez. Il secondo braccio, anche detto “degli Specchi”, è affacciato su via del Corso, su cui proiettava uno spettacolare gioco di luci grazie al riflesso delle superfici specchiate, mentre il soffitto settecentesco, affrescato dal bolognese Aureliano Milani con le fatiche dell’eroico Ercole, fonda nel mito la discendenza dei Pamphilj.
La visita termina con le due sale cosiddette "dei Primitivi" e "Aldobrandini", dove sono radunati i capolavori dei più noti pittori moderni. Le opere di Raffaello, Guercino, Lorenzo Lotto, Tintoretto, Dosso Dossi e Poussin sono allestite in condizioni non proprio ottimali, insieme a una raccolta di sculture archeologiche, tra cui spiccano i sarcofagi. Non manca neppure il Caravaggio, con la Maddalena penitente e il Riposo durante la fuga in Egitto, la cui composizione è divisa in due dalla figura eterea dell'angelo di spalle che suona il violino sulle note del compositore fiammingo Noel Bauldwijn per il Cantico dei Cantici.

Giovanna Fazzuoli
11 novembre 2014