L'ETA' DELL'ANGOSCIA
"L'età dell'angoscia" racconta l'Impero romano nel III secolo, tormentato da un sentimento di "angoscia spirituale", unito all'inarrestabile "volontà di potenza" di cui parla Ranuccio Bianchi Bandinelli nel suo volume "La fine dell'arte antica". Il titolo della mostra riprende un'espressione utilizzata dal filologo irlandese Eric Robertson Dodds nella sua pubblicazione del 1965, dove interpretava il periodo compreso tra il principato di Marco Aurelio e la conversione di Costantino come "età dell'angoscia", per via della crisi economica e morale della tradizione greco-romana che avrebbe favorito la rapida diffusione dei culti orientali e del nuovo credo Cristiano.
Il termine "angoscia", che traduce in modo forse troppo forte l'inglese "anxiety", si riferisce quindi all'instabilità politica e sociale dell'Impero, a causa delle lotte intestine, del progressivo svuotarsi delle istituzioni e dalla minaccia costante delle popolazioni che vivevano ai confini. Ma questo secolo di transizione non è solo un momento di profonda crisi. E' anche un periodo di vittorie militari e di grandi riforme che tentavano di adeguare lo Stato al radicale mutamento in corso.
La mostra, che si snoda lungo le sale del Museo e attraverso le opere della sua collezione con un apparato adeguatamente segnalato dal colore rosso scuro dei pannelli, ripercorre la storia dell'Impero nel III secolo d.C, dalla dinastia dei Severi alla Tetrarchia, per raccontare la fine del mondo antico e l'ascesa del Cristianesimo.
Vi stupirete della quantità di regnati che si succedettero in breve tempo negli anni dell'anarchia militare, con l'elezione e la morte violenta di una serie di imperatori-soldato il cui potere era legittimato dalle legioni che controllavano il grande Impero. I loro busti, accuratamente identificati e descritti secondo attributi ricorrenti, sono una fonte inestimabile di informazioni in quanto strumenti di autorappresentazione del potere politico. Oltre ai ritratti tipizzati dei regnanti e della classe dominante, troverete alcune immagini pittoriche che decoravano le ville dei senatori, insieme ai ricchi arredi e alla preziosa argenteria, per esprimere il potere e lo stato sociale del proprietario.
Tra i reperti più significativi ricordiamo la Forma Urbis severiana–una grande pianta marmorea di Roma antica–fonte imprescindibile per ricostruire la topografia urbana della Capitale. La mostra "L'età dell'angoscia" è l'occasione per conoscere un periodo importante e fin troppo trascurato della nostra storia antica nella straordinaria cornice dei Musei Capitolini che non finisce mai di stupirci con la sua collezione unica al mondo.
Giovanna Fazzuoli
24 febbraio 2015