LA GALLERIA NAZIONALE D'ARTE ANTICA DI PALAZZO BARBERINI
Come promesso, facendo seguito al precedente articolo sul Barocco romano dell'area circostante il Quirinale, ci soffermiamo oggi sulla tormentata vicenda di Palazzo Barberini, che dopo anni di battaglie legali è stato inaugurato come sede della Galleria Nazionale d'Arte Antica. Siamo nel 1627, sotto il pontificato di Urbano VIII Barberini, umanista e mecenate di una nobile famiglia originaria della Toscana, destinato a diventare uno dei papi più celebri della storia dell'arte italiana. La famiglia Barberini affida la costruzione della fastosa residenza romana al noto architetto Carlo Maderno che muore appena due anni dopo, lasciando la direzione dei lavori a grande Gian Lorenzo Bernini.
Non sappiamo con precisione quanto del primo progetto di Maderno sia stato effettivamente realizzato da Bernini. L'intreccio si complica poi ulteriormente, perché al cantiere lavora anche il giovane Borromini, nipote di Maderno e autore della famosa scala elicoidale. L'edificio ha l'aspetto di un palazzo-villa, che unisce le due funzioni di abitazione di rappresentanza e di villa suburbana, grazie ai due corpi laterali che aprono il complesso allo spazio circostante con ampi giardini.
Il fulcro dell'edificio è costituito dalla Sala Ovale e dal grande Salone affrescato da Pietro da Cortona con il Trionfo della Divina Provvidenza, massima espressione dell'illusionismo barocco: l'architettura del salone prosegue idealmente nello spazio illusorio della volta affrescata, le cui finte architetture a monocromo sfondano il soffitto sulla volta celeste, celebrando la gloria della famiglia Barberini. La Galleria Nazionale d'Arte Antica nasce nel 1893, dalla collezione donata allo Stato dal principe Corsini, cui si aggiungono la Collezione Torlonia e poi le collezioni Chigi, Hertz, Monte di Pietà e altre ancora.
Palazzo Corsini alla Lungara, di cui abbiamo già parlato in un precedente articolo, si riconferma presto inadeguato a ospitare la Galleria Nazionale. Nel 1949 lo Stato acquista Palazzo Barberini, la cui collezione era stata scelleratamente dispersa dopo lo scioglimento del fidecommisso–legge che prescriveva l'inalienabilità dei beni garantendo la conservazione dei patrimoni nobiliari nel corso delle generazioni– da parte di Mussolini, per destinarlo a nuova sede della Galleria. La situazione però non è ancora risolta: è solo l'inizio di un lungo contenzioso tra il Ministero della Pubblica Istruzione (poi dei Beni Culturali) e il Ministero della Difesa. Il palazzo è infatti anche la sede del Circolo Ufficiali delle Forze armate, che mangiano, bevono e affittano i locali per gli eventi.
La collezione Corsini viene ripristinata nella sua sede storica, lasciando nelle sale di Palazzo Barberini le opere acquisiste successivamente tramite donazioni o acquisti, costrette a una faticosa (e oserei dire indecorosa) convivenza con il Circolo. Finalmente, dopo continui rinvii, per così dire "all'italiana", il palazzo riesce ad adempiere senza ostacoli alla sua vera funzione, quella culturale.
Il museo è ancora oggi ricchissimo di capolavori inestimabili, tra cui La Fornarina di Raffaello e Giuditta che taglia la testa a Oloferne di Caravaggio, solo per citare i più noti al grande pubblico. Ordinata cronologicamente e per scuole pittoriche, si caratterizza soprattutto per la vasta selezione di opere del Seicento, che si accordano armoniosamente con la decorazione e l'architettura del palazzo, offrendo al pubblico una testimonianza preziosa della nostra storia dell'arte.
Giovanna Fazzuoli
24 marzo 2015