DAVID LACHAPELLE AL PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI

Scritto da Giovanna Fazzuoli il . Pubblicato in ARTE.

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David LaChapelle torna al Palazzo delle Esposizioni dopo quindici anni con una importante retrospettiva di oltre 100 opere. Le star del mondo della moda e della musica erano state protagoniste indiscusse della sua ultima mostra nel 1999. Oggi, invece, il bad boy della fotografia glamour racconta al pubblico romano il suo allontanamento dagli eccessi del fashion business. Grandi formati e colori cangianti rimangono gli ingredienti fondamentali della sua inconfondibile cifra stilistica. Il terminus post quem è il 2006, un anno cruciale nella produzione dell'artista.

LaChapelle visita privatamente la Cappella Sistina e rimane folgorato dalla potenza espressiva del grande Michelangelo: "L'artista più Pop della storia che con le sue rappresentazioni immense e corali è arrivato a parlare a tutti", dice l'artista.
La monumentale serie “The Deluge”, che da il nome alla mostra, è infatti ispirata agli affreschi michelangioleschi in una sorta di rivisitazione in chiave pop del diluvio veterotestamentario. Un cambio netto di rotta dopo il grande successo da fotografo di moda. LaChapelle mette in scena la catastrofe, l'apocalisse di una cultura effimera e fragile, restituendo alla fotografia la funzione storica degli affreschi. Perfino la tecnica esecutiva pare rispecchiare quella "a giornate" dell'affresco. LaChapelle suddivide la scena in tre parti, fotografando con più scatti un numero limitato di attori per volta e ricomponendo la panoramica come fosse un'unica inquadratura.
Nella sua cronaca/critica sociale LaChapelle attinge continuamente alla storia dell'arte con accostamenti paradossali e surreali. Il primo riferimento è sicuramente Andy Warhol che negli anni ’60 moltiplica e manipola fotografie di incidenti stradali tratte dai quotidiani americani. La ripetizione seriale dell’incidente, pur intensificandone la drammaticità, provoca una sensazione come di assuefazione e straniamento nello spettatore, tanto da svuotare di senso l'immagine traumatica per privilegiarne una percezione estetica e formale. LaChapelle recupera e rielabora sapientemente le tematiche di Warhol con cartonati di auto deformate dagli incidenti che ricordano i manifesti pubblicitari delle metropoli contemporanee. Il ciclo "Still Life" si inserisce invece nella tradizione della natura morta rappresentando le icone dello spettacolo come corpi in disfacimento. I personaggi arcinoti sono riprodotti in cera, deturpati, scomposti e riassemblati sommariamente in un'immagine macabra del loro simulacro.
Tra le opere più recenti, "Land Scapes" e "Gas Stations" sono il risultato di un complesso lavoro di ricostruzione con materiali riciclati di piccole dimensioni (bicchieri, cannucce, bigodini...), fotografati sullo sfondo di paesaggi naturali. L'accostamento delle due realtà dà luogo alla rappresentazione surreale di un futuro prossimo, dove le industrie petrolifere e le stazioni di rifornimento sono i reperti di un mondo ormai scomparso.
Infine, nelle opere che si ispirano all'iconografia religiosa, l’artista affronta le tematiche tratte dal Nuovo Testamento con tono ludico e decisamente kitch. Il divino si trasforma in divo e conserva la sua "aura" per servire il mercato spietato che governa la società dello spettacolo.
Fino al 13 settembre, Palazzo delle Esposizioni, via Nazionale 194, Roma.
Info: www.palazzoesposizioni.it

Giovanna Fazzuoli
14 luglio 2015