JACKSON POLLOCK TORNA A VENEZIA
La città di Venezia è un trionfo di eventi culturali. La Biennale d'Arte richiama gli appassionati del contemporaneo da tutto il mondo e la Fondazione dei Musei Civici inaugura importanti mostre di respiro internazionale. Tra gli appuntamenti da non perdere segnaliamo le tre mostre della Peggy Guggenheim Collection che raccontano rispettivamente la storia di Charles Pollock – fratello di Jackson Pollock – e due capolavori del celebre action painter americano: Murale, l'opera più grande che Jackson Pollock abbia mai realizzato, e Alchimia, uno dei primi dipinti eseguiti con la tecnica del dripping.
Nel 1945, Jackson Pollock si trasferisce da New York alla costa di Long Island. Nel fienile annesso alla casa, ormai simbolo delle opere della sua maturità, Pollock dipinge con la tela poggiata sul pavimento, lasciando cadere il colore dall'alto, mentre si muove intorno alla superficie del dipinto. Si tratta di un movimento istintivo che è stato paragonato a quello di una danza rituale: solo così Jackson Pollock si sente letteralmente dentro al dipinto. Questa particolare tecnica ha origine nel concetto di automatismo surrealista, "dettato del pensiero in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di qualsiasi preoccupazione estetica e morale", che si proponeva di generare opere apparentemente spontanee, espressione diretta dell'inconscio dell'artista.
Alchimia (1947), con le sue caratteristiche matasse di pittura e la sua ricca tavolozza di colori commerciali (e non), sabbia, sassolini e alluminio argentato – da cui il titolo all'opera – rappresenta un momento decisivo per la sua carriera e per tutta la storia dell'arte. La mostra della Peggy Guggenheim celebra il ritorno del dipinto nelle sale del museo veneziano dopo un anno di restauro all'Opificio delle Pietre Dure di Firenze. La delicata operazione di pulitura ha riportato alla luce la ricchezza cromatica del dipinto e la sua tridimensionalità, ormai alterate a causa dell'invecchiamento. Il restauro ha infatti lo scopo di restituire all'opera un aspetto il più possibile vicino alle intensioni dell'artista. Come leggiamo alla voce "restauro" nell'Enciclopedia Treccani, "l’opera d’arte è considerata sia come testimonianza dello sviluppo della cultura di un certo momento e di un certo luogo, sia come espressione dotata di un’autonoma sfera qualitativa, che va sottratta a ogni tentazione di aggiornamento e di reinterpretazione". Il restauro serve quindi ad assicurare la sopravvivenza materiale dell’opera e a restituirla al pubblico nella sua veste originaria.
Prima di qualunque intervento, il manufatto va studiato a occhio nudo, con l'ausilio della fotografia e con i moderni strumenti d'indagine. Ad esempio, l'indagine ai raggi X, fondamentale per conoscere la tecnica d’esecuzione e lo stato di conservazione dell’opera, consente di individuare i materiali di cui è composta in base alla loro capacità di assorbire le radiazioni. La mostra documenta questi esami e i risultati ottenuti con grande chiarezza, attraverso un allestimento multimediale di grande impatto. E' presente perfino una stampa 3D dell'opera in versione monocromatica che consente al pubblico di apprezzare la complessità della sua superficie tridimensionale.
Alchimia di Jackson Pollock. Viaggio all'interno della materia– fino al 14 settembre 2015 – è un'occasione per approfondire la tecnica esecutiva dell'artista e per fruire in modo inedito la sua opera eccezionalmente esposta senza teca protettiva per consentirne la corretta lettura.
Giovanna Fazzuoli
21 luglio 2015