LA ROMA DI CARAVAGGIO
Michelangelo Merisi da Caravaggio, "pittore della verità", è uno dei più celebri artisti di tutti i tempi. Non potendone ripercorrere la storia tormentata e avvincente in un solo articolo, ci limitiamo oggi alla sua stagione romana e in particolare alle opere conservate nella chiesa di San Luigi dei Francesi. Il Caravaggio ha cambiato vari luoghi di abitazione e di studio, ma la sua intensa attività romana si svolge in uno spazio geografico ristretto, nell'area del Campo Marzio.
Il vicolo del Divino Amore ospitava probabilmente uno dei suoi studi e il cinquecentesco Palazzo Firenze, residenza del mecenate Francesco Maria del Monte, ambasciatore di Firenze a Roma, fu frequentato, se non addirittura abitato, dallo stesso Caravaggio. Di fronte al palazzo sta il vicolo della Pallacorda dove, nel 1606, il pittore giocò la tragica partita della pallacorda che lo indusse a colpire Ranuccio Tomassoni, macchiandosi del peccato di omicidio. La celeberrima chiesa di San Luigi dei Francesi, la cui cappella in onore del prelato Matteo Contarelli ospita ancora oggi le grandi tele del Caravaggio dedicate all'evangelista Matteo, dista solo pochi minuti a piedi. La pala d'altare con San Matteo e l'angelo è un dipinto di straordinaria fattura e di grande interesse dal punto di vista iconografico. L'apostolo Matteo viene sorpreso dall'angelo che gli si avvicina per ispirargli il Vangelo, tanto che, girandosi all'improvviso, Matteo sposta il panchetto di legno su cui è seduto fino all'estremità del gradino. Prima di questa pala il Caravaggio dipinge un'altra versione della scena in cui Matteo, più rozzo e grossolano, appare inconsapevole della sua missione e si lascia guidare materialmente dall'angelo nella stesura del Vangelo.
Il Matteo che vediamo oggi ha invece l'aspetto di un anziano filosofo, più maturo e consapevole, mentre scrive di suo pugno il testo sacro su ispirazione divina. Il dramma del Martirio, con la sua composizione teatrale e piena di pathos, nasconde un autoritratto molto audace: il Caravaggio appare sullo sfondo mentre guarda la scena del supplizio e si prepara a fuggire via. Il dipinto più potente resta però la Vocazione, dove la mano di Cristo, ispirata alla volta sistina di Michelangelo Buonarroti, indica Matteo intento a contare i soldi della riscossione delle imposte. Come sottolinea Claudio Strinati nella sua lettura dell'opera, il grande protagonista del dipinto non sembra essere il Cristo, ma l'umile finestra, la cui forma a croce allude alla morte del Redentore.
L'oggetto inerte che sovrasta la scena se ne sta immobile nell'ombra, fino a che la luce divina che accompagna la mano di Cristo illumina lo spazio del dipinto. Gli studiosi si sono interrogati a lungo sull'identità di Matteo. Secondo alcuni si tratta dell'uomo barbuto che indica se stesso mentre guarda Cristo con fare interrogativo e attonito; altri lo riconoscono nell'uomo anziano con gli occhiali o nel giovane con il capo chino a contare le monete. L'attento studio del vero e l'impiego violento della luce come metafora della grazia divina, novità assolute nella pittura del tempo, rendono questi dipinti immediatamente riconoscibili e riconducibili al genio di Caravaggio, di cui parleremo ancora nelle prossime settimane.
Giovanna Fazzuoli
6 ottobre 2015