COSA DEVE SAPERE DEL CORONAVIRUS IL MALATO DI CUORE?

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Abbiamo chiesto al prof. Luigi Chiariello cardiochirurgo di chiara fama e Direttore del Centro Cuore e UO Cardiochirurgia, Mediterranea, Struttura Ospedaliera di Napoli, cosa ci poteva dire sulla pandemia Covid 19 in rapporto a coloro che hanno già problemi di cuore. Ecco cosa la sua risposta preceduta da una sintesi sui dati sulla sua diffusione.

L’infezione da coronavirus, chiamata COVID-19, si è diffusa con eccezionale rapidità raggiungendo oltre 170 paesi, superando due milioni di casi e mietendo circa 200 mila vittime.L’impatto sociale è enorme: cittadini in isolamento, scuole e università chiuse, avvenimenti sportivi,culturali, spettacoli cancellati, trasporti fermi, sistemi sanitari sotto pressione. La devastazione economico-sociale è incalcolabile.

D’Asaro: Qual’ è la gravità della malattia, alla quale il mondo è incredibilmente impreparato?

Prof. Chiariello: In circa l’80% dei casi la COVID-19 si presenta come una leggera influenza. Nel restante 20% è però grave, necessita di ospedalizzazione spesso in terapia intensiva, nel 5% richiede l’assistenza respiratoria. La mortalità, maggiore negli anziani,varia dal 2% a valori molto superiori: in Italia con oltre 25 mila decessi è 14.1%, negli Stati Uniti 4,2%, in Inghilterra 13,5%.

D’Asaro: I malati di cuore sono a particolare rischio?
Prof.Chiariello: Le malattie di cuore sono la maggiore minaccia per la salute. E’perciò giusto il quesito se la presenza di una malattia cardiaca possa peggiorare la prognosi di un paziente con COVID-19 e anche se l’infezione aumenti il rischio dei pazienti con malattie cardiovascolari.

La COVID-19 è provocata dal coronavirus-2, che invade le cellule attraverso il recettore di un enzima (ACE2). Questo recettore si trova prevalentemente nelle cellule degli alveoli polmonari, per cui in primis è la funzione polmonare a essere compromessa e la sintomatologia è respiratoria. Però il recettore ACE2 è presente anche nelle cellule di altri organi quali cuore e intestino. Ecco perché l’esordio della malattia può avvenire con angina, palpitazioni o anche diarrea. Quindi il virus può direttamente danneggiare il sistema cardiovascolare e in effetti è stata riscontrata una maggiore incidenza di malattie cardiache nei pazienti COVID-2. Uno studio cinese dello Zhongnan University Hospital di Wuhan riferisce che il 26% dei pazienti COVID-19 aveva avuto bisogno di terapia intensiva cardiologica e di essi un quarto circa per una malattia infartuale, gli altri per una insufficienza contrattile del cuore. Una infiammazione cardiaca (miocardite), un arresto cardiaco o una sindrome infartuale sono frequenti, anche se non è chiaro quanto siano provocati dal coronavirus e quanto siano invece complicazioni non specifiche.

D’Asaro: Quindi l’ infezione può provocare direttamente un danno cardiaco. Ma un paziente già cardiopatico è danneggiato dall’infezione?
prof. Chiariello: L’infezione può alterare il corretto trattamento delle malattie cardiache in vario modo. Il sovrapporsi ad esempio in un cardiopatico dell’infezione con insufficienza respiratoria e infiammazionemultiorgano aumenta il rischio nel trattamento delle emergenze cardiologiche e cardiochirurgiche. L’epidemia inoltre ha imposto la conversione infettivologica di molti reparti intensivi cardiologici e cardiochirurgici,per cui trattamenti cardiaci non urgenti, ma di elezione, sono differiti,con effetti dannosi sui pazienti cardiopatici e sull’ intero sistema sanitario.

D’Asaro: Quali lezioni dà la pandemia da COVID-19?

Prof. Chiariello: Sappiamo che è una malattia molto pericolosa, a velocissima diffusione aerea attraverso microgocce salivari. Non essendoci una terapia specifica è fondamentale la prevenzione. Purtroppo non esiste un vaccino e non ne è prevedibile la disponibilità a breve, per cui le misure non farmacologiche di prevenzione socio-sanitaria e ambientale sono gli unici veri strumenti anti-virus.

Uno studio effettuato a Hong Kong ha mostrato che misure quali chiusura delle scuole e dei territori, distanziamento sociale, quarantena, isolamento sono efficaci nel ridurre la trasmissibilità da COVID-19.I cardiopatici, specie anziani, hanno maggiori motivi per essere prudenti avendo maggiore rischio di infettarsi e di sviluppare una malattia più grave.

D’Asaro: Un consiglio per i cardiopatici?
Prof. Chiariello: In particolare per i cardiopatici e gli anziani sono validi i tre consigli: “Stai a casa se non ti senti bene, copriti la bocca con la mascherina, lavati le mani”.