Due donne premio Nobel per la chimica e un’altra donna per la letteratura.

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Oggi su tutti i giornali del mondo abbiamo letto che due donne Emmanuelle Charpentier, del Max Plant di Berlino, francese, 52 anni , e Jennifer Doudna, dell’Università di Berkley, americana, 56, hanno vinto  il Premio Nobel per la chimica per i loro studi sul DNA. Una notizia come questa mi riempie di orgoglio di genere. I premi Nobel sono da sempre appannaggio degli uomini; i severi signori svedesi sono, appunto, sempre e solo maschi come i loro premiati e la chimica è materia prettamente maschile. Che soddisfazione vedere che la scelta di Stoccolma sia caduta su due donne, due studiose che faranno parte dell’olimpo di coloro che ricevono l’altissimo riconoscimento.Crisp il loro metodo biotech di nuova generazione, è capace di apportare modifiche al Dna degli esseri viventi, si parla infatti di editing genetico che corregge gli errori e i difetti del Dna. Questo servirà moltissimo alle nuove terapie contro il cancro e per molte  malattie ereditarie  ma avrà anche, tra l’altro, un importante uso in agricoltura contro gli insetti dannosi in quanto portatori di  malattie.

Sempre oggi si è saputo che il Nobel per la letteratura  è andato ad un’altra donna, Louise Gluck poetessa americana, docente di letteratura inglese  a Yale, 77anni che in passato  ha vinto anche premi prestigiosi come il Pulitzer e il National Book Award. È stata scelta per “la sua inconfondibile voce poetica che con l’austera bellezza rende universale l’esistenza individuale”. Una voce minimalista, una nuova Emily Dickinson che ha affascinato i signori del premio. Nella sua opera molti sono i riferimenti classici, soprattutto alla mitologia greca ma dominano temi più intimisti come quelli della famiglia, dei rapporti tra fratelli e sorelle, del fallimento , il rapporto uomo natura.