FAME D'ARIA
Quante volte accade di avere la sensazione di non respirare bene, di non riuscire ad approfondire il respiro che rimane in gola, specialmente quando si è più ansiosi? La fame d’aria può essere anche sintomo della broncopneumopatia cronica ostruttiva, patologia alla quale il 16 novembre è stata dedicata una giornata mondiale per uno screening preventivo, ma la fame d’aria di cui ci occupiamo oggi è quella psicologica. Quando si nasce, i polmoni devono iniziare il loro lavoro infaticabile di cui non si è mai abbastanza coscienti se non, per esempio, quando si ha l’affanno per un passo affrettato o quando si è raffreddati e le vie respiratorie sono ostruite. A volte, però, capita di non avere motivo per non respirare bene, ma diventa difficile o sembra che lo sia, far entrare l’aria nei polmoni.
Lo spavento per l’apnea è la conseguenza che acuisce il sintomo, ma se non c’è una causa organica è possibile parlare di ansia o di attacco di panico. La dispnea è caratterizzata da brevità di respiro, che a lungo andare produce fame d’aria che richiede respiri profondi che si compiono con difficoltà. In questi casi, porsi una domanda su eventi esterni o interni, cui poter imputare la causa scatenante di tale difficoltà respiratoria, può aiutare a comprendere il significato del disagio che la psiche, attraverso il corpo, sta comunicando. Psiche e corpo sono interconnessi e se una sofferenza del corpo coinvolge la psiche, anche un disagio psichico spesso si associa a un sintomo somatico. Il respiro oltre a essere vitale è fondamentale per produrre rilassamento muscolare, per ossigenare gli organi interni e garantirne la salute, soffermarsi, quindi, sull’ascolto del respiro consente di accompagnare il flusso dell’aria che entra ed esce dai canali respiratori, potendo indurre tranquillità. L’ansia tende a irrigidire i muscoli, ma attraverso il respiro, calmo e profondo, è possibile attivare un’azione contraria per provare una sensazione di auto rilassamento. La fame d’aria, per concludere, è un sintomo da ascoltare, per capire meglio se stessi, intercettandone il messaggio, spesso relativo a un contenuto psichico che crea inconsapevole disagio, portandolo, così, in superficie. Più emerge la consapevolezza di quanto stia accadendo nella propria vita e più il respiro si approfondisce, ripristinando un equilibrio tra ciò che entra e ciò che esce a vantaggio della serenità dell’animo.
Sira Sebastianelli psicologa-psicoterapeuta
16 NOVEMBRE 2016