Tappeto Volante

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Chi non vorrebbe un tappeto volante, oggi? Un tappeto volante per sorvolare i tetti delle città in sicurezza, oltre gli assembramenti e i distanziamenti? La risposta è facile: tutti, specialmente gli over e le over che, in questi giorni d’autunno, sentono crescere la paura e l’incertezza. Il pensiero magico-animistico che caratterizza il mondo dell’infanzia, purtroppo, svanisce nell’arco di pochi anni, quando sopraggiunge la cognizione che l’essere umano non è  magico  e di conseguenza lascia il tappeto a terra senza nessun propulsore fantastico.

Però, un po’ di magia non guasta per sentirsi comunque su un tappeto che delimita uno spazio sacro, qual è la vita di un essere umano. Ormai vivere nel distanziamento è un imperativo salvifico che ci  dovrebbe far sentire all’interno del  confine utile alla prevenzione di un contagio.

Nelle favole il tappeto volante appartiene all’eroe che rappresenta il personaggio con cui identificarsi per affrontare le paure, così da essere pronti a respingere qualunque attacco imprevisto e uscirne incolumi. Nei luoghi dove i tappeti sono tessuti da tempi remoti, i  simboli che vi vengono rappresentati sono spesso finalizzati  a tenere lontano i pericoli e a scacciare il male, propiziando il benessere. Tappeti come giardini rassicuranti dove sbocciano bellezza e armonia, tant’è  che in  un antico testo medio-orientale un tessitore di tappeti scrive: “Qui nel fresco giardino sboccia una primavera sempre incantevole, che i venti d’autunno non turbano, né le tempeste invernali”. Il nostro tappeto non sarà, quindi, volante, ma un luogo morbido e accogliente, dove camminare sempre protetti  in tempi di ospiti indesiderati, sì!

 

Sira Sebastianelli

psicologa-psicoterapeuta

www.sirasebastianelli.it