WISTARIA

Sebastianelli2021.jpg
0
0
0
s2sdefault

Un ricordo antico che cambia nome, ma ne lascia il sapore e la bellezza. In primavera facilmente ci s’imbatte in cascate  blu-violetto, lilla o bianche di fiori bellissimi, dal profumo leggero ma inebriante. Questa cascata di fiori l’ho sempre conosciuta col nome di Glicine, ma, approfondendo, scopro che il nome botanico è Wistaria  sinensis, floribunda e venusta. La sinensis, che  sembra essere quella più diffusa, riconduce all’infanzia, quando, incredibile a dirsi, i fiori si potevano assaggiare direttamente dalla pianta, succhiandone l’interno. Sapore dolce e  ignoto che difficilmente oggi si avrebbe il coraggio di recuperare, per come l’incontaminata aria del passato concedeva. Perché il glicine?  In fondo i ricordi del passato  hanno la forza di spingere verso l’eternità, per quella sensazione di tempo infinito che sembra intercorrere tra il ricordo e il presente. Ricordi utili a recuperare segmenti di vita, che ritornano in evidenza per riconnettersi con le radici lontane dell’esistenza. La semplicità delle esperienze vissute nel passato ridimensiona la complessità del tempo presente,  con le sue difficoltà senza apparente soluzione.

Il passato suggerisce quanto, vivere il tempo in contatto con la Natura, possa lenire i dolori dell’anima e  risvegliare l’energia vitale di cui si ha sempre bisogno, per darsi la spinta verso il futuro. La Wistaria è un rampicante che pervicacemente cerca il suo spazio andando verso l’alto e cadere giù a cascata  nel modo più dirompente, per andare incontro a chi  si lascia avvolgere dal profumo antico solo per un attimo, di eternità.

 

Sira Sebastianelli

psicologa-psicoterapeuta

www.sirasebastianelli.it