UN FORMAGGIO D’ORO CONTRO LA DEPRESSIONE
“La scoperta di un piatto nuovo è più preziosa per il genere umano, della scoperta di una nuova stella” (A. Brillant Savarin). Il “piacentino” o “ piangentino” ennese è un formaggio siciliano storico che ha un ingrediente che mai si trova nel formaggio: “lo zafferano”. La leggenda racconta che, intorno al 1090, Ruggero il Normanno chiedesse ai casari siciliani di preparare un formaggio che potesse combattere la terribile depressione della Regina. Adelasia del Monferrato, terza moglie di Ruggero 1 il Normanno, giunse a Messina in pompa magna, su navi da cui sbarcarono la dote e una corte cospicua di conterranei piemontesi.
Adelasia aveva avuto un’infanzia difficile infatti, in seguito alla morte del padre e dello zio, il marchesato del Monferrato era passato nelle mani avide di Bonifazio. Non c’era più posto per lei e quindi accettò di buon grado la proposta di matrimonio di Ruggero d’Altavilla, detto il Normanno. Il conte Ruggero aveva quasi sessant’anni ed era vedovo per la seconda volta. La giovanissima Adelasia giunse a Messina come giovane sposa, era tristissima di aver lasciato il Monferrato e si consolava solo con la sua corte, composta da gente del settentrione. A Messina, la giovanissima sposa doveva combattere giornalmente una corte ostile e anche gli odi dei dieci figli di primo letto del re. Cominciò a deperire in preda ad una profonda tristezza. Si dice che Adelasia non fosse bella, ma intelligentissima, ricca di fascino e ambizione.
Il Re che l’aveva sposata per ragion di stato a poco a poco se ne innamorò perdutamente ed era preoccupatissimo a vederla deperire ed intristire nel palazzo. Non c’era nulla da fare, la regina era triste, piangeva in preda alla depressione, mangiava pochissimo, non voleva vedere nessuno. Ruggero, disperato, diede disposizione ai maestri casari di preparare un formaggio, unica pietanza gradita alla regina, che avesse virtù curative. Fu cosi che i maestri casari, su suggerimento di Ruggero che credeva nelle proprietà taumaturgiche ed energizzanti dello zafferano, pensarono di aggiungere al caglio del latte ovino dello zafferano, spezia che si coltivava abbondantemente nella zona.
Il formaggio allo zafferano piacque enormemente alla Regina, che in pochi mesi guarì dalla depressione. Adelasia ebbe quattro figli, fra cui Ruggero secondo d’Altavilla, e fu una grande Regina. La Regina trovò molto “piacente” il formaggio ed è per questo che molti lo chiamano “piacentino”. Altri sostengono che si chiami “piangentino” ossia formaggio con la lacrima, per via delle gocce di grasso che trasudano dalle forme dorate. Fu così che nacque uno dei formaggi più pregiati della tradizione casearia siciliana.
Il “piacentino” o “piangentino” ennese è l’ingrediente segreto che regala molti piatti tipici della cucina siciliana. Con questo formaggio si preparano le famose cotolette imbottite, oppure il “capretto abbottunatu”. E’ un formaggio delizioso da mangiare a fette ed è bellissimo guardare il suo bel colore dorato.
Ascania Baldasseroni
9 giugno 2015