LE ROSE DI MIA MADRE
Dopo anni passati al mare o meglio al sole che ho sempre considerato un grande alleato del mio buon umore, anche io come tanti ho cominciato ad amare la campagna dove, oltre all'orto, mi occupo dei fiori. Anzi dovrei dire delle rose perché qui da noi si produce il vino è in cima ad ogni filare c'è una pianta di rose. Questa pianta così generosa che nemmeno richiede di essere annaffiata, è così sensibile che viene messa in cima ad ogni filare per segnalare l'arrivo di malattie per le viti. E così per arrivare a casa nostra si passa in mezzo a dei bellissimi cespugli di rose rosse rifiorenti che curo con grande amore.
Bisogna anche dire che tendono ad essere un po’ “indisciplinate” nel senso che crescono senza ordine, a volte invadono le viti e impediscono il passo al trattore. Così dopo la magnifica fioritura di maggio, quest'ultimo week end le ho viste un po' sfiorite e stanche, mi metto al lavoro con guanti e forbici. Ho ridato loro una forma, ho tolto le parti sfiorite e i rami che si erano allungati troppo ed erano diventati legnosi. Più di cento cespugli di rose da tagliare! In due giorni ne ho fatte solo una trentina! E mentre lavoravo, la mia mente vagava in mille pensieri diversi; tra tutti il ricordo più vivo quello di mia madre. Abitavamo in una casa appena fuori Roma e lei ha sempre avuto la massima cura dei fiori, prime fra tutte le rose. Erano grandi, rosse, gialle, bianche e soprattutto profumate. Quando la guardavo, mi faceva sempre la stessa domanda: ma è possibile che non ti piacciano le rose? Io rispondevo sempre che non avevo tempo, che dovevo studiare. In realtà aveva ragione lei, non me ne importava niente.
Per lavoro mi occupo di Floracult ,una mostra mercato di fiori che si svolge ai Casali del Pino sulla Cassia curata da Ilaria Venturini Fendi e Antonella Fornai, paesaggista raffinata e di grande sensibilità. Antonella ama molto le rose e tra gli espositori è sempre presente Barni. Basta andare sul loro sito per leggere una bella storia familiare: i Barni infatti sono nati come vivaisti nel 1882, quando Vittorio Tommaso iniziò la vendita di ortaggi, viti e piante di acero utilizzati come sostegni nei vigneti, nonché la produzione di piante ornamentali che venivano collocate nei più importanti giardini della nobiltà fiorentina. A partire dal 1935, le sanzioni contro l’Italia proibirono l’importazione di piante provenienti dal Belgio e dalla Francia, tradizionali paesi produttori: così, Pietro e suo figlio Vittorio si dedicarono alla coltivazione della rosa in proprio, facendola diventare gradualmente la produzione principale. Ancora oggi l'azienda che ha sede a Pistoia, mantiene il suo carattere familiare ma ha un fantastico catalogo di rose ibridate.
Antonella che ha scelto il profumo come tema dell'edizione di quest' anno di Floracult mi dà qualche consiglio: scegli sempre rose profumate, ricordati di non far allungare troppo i rami per evitare che diventino legnosi e fai anche con una buona potatura estiva che è di alleggerimento.
Anita D'Asaro
9 giugno 2015