E’ UN PIACERE PORTARLE, MA E’ ANCORA PIU’ BELLO LEVARLE
La mostra intitolata ”SHOES PLEASURE AND PAIN”, scarpe, piacere e dolore, è il titolo di un’insolita mostra al Victoria and Albert Museum di Londra. Nelle immortali parole di Cenerentola: ”Una scarpa può cambiarmi la vita”, il fascino irrazionale e irresistibile delle calzature, come sanno milioni di donne ha ispirato il Victoria and Albert Museum a una mostra- percorso della calzatura. Oltre 250 paia di scarpe da tutto il mondo che rappresentano 2000 anni di storia, di tendenze e di ossessioni, di piacere e di dolore. Da un sandalo egiziano, decorato con foglie d’oro al più contemporaneo design di Jimmy Choo, Prada, Manolo.
Le scarpe sono uno degli aspetti più rivelatori della moda, belle e anche delle vere sculture, rivelatrici del nostro intimo io. Scegliamo scarpe per proiettare l’immagine che vorremmo avere. Da una scarpetta indiana cesellata di diamanti e rubini, alle pantofoline di raso del Re sole, alle futuribili scarpe disegnate da Zha Hadid, con il tacco che scompare alto 16cm. Scarpe della Regina Vittoria, di Kate Middleton. Sandali bianchi di Marylin Monroe disegnati da Salvatore Ferragamo, dalle minuscole babbucce delle donne cinesi, ogni scarpa racconta una storia e illustra anche il contesto sociale e culturale.
Le scarpe hanno avuto grande importanza nei secoli perché’ indicano la ricchezza di chi le indossa, più sono alte e scomode più è importante lo stato sociale. Nulla è cambiato nei secoli, a Venezia nel seicento le cortigiane indossavano scarpe alte 50 cm che le elevavano sopra l’acqua, si appoggiavano a due servitori e facevano solo un passo. Nel 1673 a Versailles il Re Sole, attentissimo alle mode, cominciò a indossare scarpe col tacco rosso che solo lui e la famiglia reale potevano mettere. Ben presto le scarpe col tacco rosso furono imitate in tutte le corti di Europa. Oggi la suola rossa di Cristian Loubotin è un simbolo di eleganza esclusiva. Le scarpe come emblema di successo, oppure strumento di seduzione; infatti una teca rivela la carica erotica delle calzature dai tacchi 20cm indossati dalle “OIRAN” giapponesi per ondeggiare di fronte ai loro spasimanti. Stivaletti rossi, ricamati e allacciati a metà gamba come la Golue, stivali alti di vernice nera molto “fetish” oppure le Platform Blue di Vivian Westwood, altissime che fecero cadere in piena sfilata tutte le modelle. Silvia Plath aveva scoperto in una via di Parigi un giacimento di scarpine rosse e arancioni e avrebbe voluto possederle tutte.
”Le scarpe - diceva Salvator Dali’ - hanno sempre influito sulla mia creatività, le utilizzo nei miei soggetti surrealisti. Le ho perfino messe in testa alle mie donne idea” subito copiate da Elsa Schiapparelli che creò un cappello a forma di scarpa.
Ascania Baldasseroni
7 luglio 2015