E' MIO? NO, LO CONDIVIDO
L’auto, la casa, lo scooter, i pranzi, nell’era della “sharing economy” o economia partecipata non c’è limite a quello che puoi condividere con persone del tutto sconosciute. Questo è il nuovo stile di vita, lo è già in America o in Inghilterra e ,lentamente, si fa strada anche in Italia. Ormai i pranzi quelli più alla moda si fanno con sconosciuti. S’invitano degli sconsolati che visitano l’Expo e non conoscono nessuno a Milano, oppure nel Chianti si aprono cucine grandissime nelle case coloniche e si produce un cibo tradizionale come la ribollita o la pappa col pomodoro a viaggiatori mai visti prima che sono interessati a gustare queste prelibatezze.
Basta iscriversi ad una piattaforma di turismo collaborativo e avrete il vostro salotto pieno di sconosciuti che apprezzeranno i vostri manicaretti e che voi conoscerete per la prima volta. Questo si chiama “social eating” o condivisione del pranzo. Si visionano sul web i profili dei turisti ”invitabili” che verranno scelti sulla base degli interessi in comune.
Il social eating ormai è prassi comune a Londra come a New York e contribuisce in modo significativo alla sharing economy o l’economia della condivisione, basata sulla filosofia dell’accesso e il riutilizzo, più che sull’acquisto. Questa aria nuova sta scendendo dolcemente anche in Italia. A Milano si affitta uno scooter e lo si lascia dove si vuole, per non parlare dello scambio di case. Nel mondo, la sharing economy è partita da tempo e alcune piattaforme sono ormai multinazionali: si riutilizza e si condivide, dagli oggetti al cibo che siamo soliti sprecare. La formula è consumare meno e soprattutto non buttare. Condividere non fa solo risparmiare ma arricchisce la nostra vita e cambia i nostri modelli di consumo, non si possiede un bene che possiamo usare da soli ma lo mettiamo a disposizione degli altri.
Apriamo quindi le nostre tavole a viaggiatori trovati sul web, sharing economy –trusting economy: mi fido di te, domani tu ti fiderai di me. Buttiamo alle ortiche tutti i nostri pregiudizi, il nostro carattere individualista, spalanchiamo quindi le nostre stanze da pranzo agli sconosciuti. Prepariamo le cene non agli amici degli amici, ma a persone che mangiando con te diverranno amiche, ci arricchiranno con la loro cultura, ci faranno partecipare alle loro avventure e ci daranno anche le loro ricette!
Ascania Baldasseroni
14 luglio 2015