AIUTO

Scritto da Sira Sebastianelli il . Pubblicato in TEMPO LIBERO.

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L’aiuto si può dare e si può ricevere, si può accettare e si può rifiutare, si può desiderare e si può aspettare. Il verbo aiutare si coniuga molto più di quanto si possa immaginare, soprattutto quando si vorrebbe che ci fosse un aiuto risolutivo alle proprie difficoltà o a quelle di una persona cara. La radice della Magna Grecia, in fondo, ha nutrito i popoli delle terre emerse del mar Mediterraneo di tragedie, che si risolvevano con la discesa del deus ex machina, entità catartica che placava gli animi dei protagonisti nell’acme della loro tensione. La possibilità che un intervento esterno produca un effetto catartico anche nella vita quotidiana, è un desiderio recondito che si palesa nei momenti più difficili della vita.

La richiesta di aiuto, infatti, è un atto psicologicamente difficile, perché si teme di manifestare una difficoltà o una incapacità creando, quindi, una dipendenza da chi supporta l’aiuto, inducendo a sperare, preferibilmente, in un deus ex machina. Più si entra nella dimensione over e più si è meno propensi a chiedere e a ricevere aiuto, la tendenza è fare da sé al di là del come. La solitudine spesso produce un atteggiamento autarchico nei confronti della vita, anche perché l’aiuto che si riceverebbe non sempre corrisponderebbe alle aspettative, anche perchè chi aiuta non sempre si pone la domanda su come aiutare, senza modificare troppo lo stile di vita di chi è in difficoltà, soprattutto tra gli over le cui abitudini consolidate hanno una loro importanza. La dimensione dell’aiuto sembra semplice perché si ipotizza che sia sufficiente avere predisposizione all’altruismo e alla solidarietà, ma aiutare l’altro per qualunque motivo, non dovrebbe prescindere dal prendere in considerazione chi si sta aiutando. L’aiuto non è generalizzabile e per ognuno cui è destinato ce ne potrebbe essere uno sempre diverso, l’aiuto non dovrebbe rendere passivo l’altro, ma incentivarne l’autonomia, perché in una richiesta d’aiuto, implicita o esplicita si può nascondere una vena depressiva che alimenta la sensazione di non farcela da soli. A volte una presenza silenziosa può essere più catartica che mille parole o azioni, rendendo l’aiuto un soffio di vitalità tonificante e corroborante.

Sira Sebastianelli
8 febbraio 2017