Le paure degli Over
Di cosa potrebbe aver paura oggi un over? Della solitudine, dell’estraneo, della notte, dell’imprevisto, di perdere la sicurezza economica, di incorrere in qualche malattia invalidante? Sicuramente, molti over ne troverebbero una o più di una, tra quelle suggerite, ma nell’età over le paure sono condizionate dalla prospettiva da cui si guardano. In genere, quando si pensa agli over, si ipotizzano le paure citate, se non altro perché rappresentano, nell’immaginario collettivo, quelle che hanno in comune tutti gli esseri umani. Quando, però, si supera la soglia over, il modo di osservare, se stessi e la vita, cambia. Le paure possono, quindi, crescere o diminuire, diventando così over più fragili o più intraprendenti, dipende da come si vivono gli anni che trascorrono, se ogni giorno che passa è un giorno in più o un giorno in meno. Il punto di vista, da cui si osserva la vita, fa la differenza, poiché da esso dipende la capacità di aggiungere intensità alle paure oppure a depotenziarle.
Sulla stampa, spesso, si leggono notizie concernenti over che decidono di provare a lanciarsi con un paracadute, di iscriversi alla facoltà di medicina all’Università, di trasferirsi a vivere in altri Paesi, di intraprendere strade nuove se non addirittura ignote, quindi si parla di over che “magicamente” superano paure che fino a quel momento inchiodavano la loro intraprendenza. Di contro, si leggono sulla stampa anche notizie di over che si lasciano andare e cadono nella depressione più profonda. A questo punto, è spontaneo considerare che la soluzione migliore, tra due estremi così opposti, potrebbe trovarsi nel miscelare coraggio e paura, per evitare che un over si trovi completamente indifeso o super-corazzato di fronte ai propri timori. In che modo?
In ogni singolo individuo c’è la via salvifica, perché egli è autore della propria storia di vita, la cui trama può essere modificata se cerca l’autenticità, dando fiducia a se stesso vivendo giorno per giorno, per poter coniugare il coraggio con la paura e non vivere alle estremità della vita, ma nel giusto centro.
Sira Sebastianelli
psicologa-psicoterapeuta